Nuvoloso. Confessioni di un uomo morto.

Poche parole ma molto silenzio.
É l’inquietudine che ti avvolge al risveglio che ti catapulta, ogni giorno, nella tua subdola quotidianità.
Provi ad addormentarti, sperando che il giorno appena trascorso si concluda in fretta, senza tener conto che l’insonnia, inesorabilmente, ostacolerà i tuoi piani.
Come ogni mattina, ti svegli, però, col cuore in gola e con quella malinconia che immediatamente ti ricorda che lei esiste, e neanche oggi ti lascerà sola.

Ci si accorge di star invecchiando quando si avverte, assiduamente la sua presenza.
Non sono gli anni che avanzano a renderti più fragile ma tutti quei giorni trascorsi pensando con lei.
Tutte le cose iniziano ad assumere un senso, tutto ruota su un unico asse.
La soluzione è sempre la stessa, si ripete nella tua mente, come una incessante filastrocca, senza lasciarti una minima via di fuga.
La consapevolezza del suo arrivo ti logora dentro e ti costringe, immobile, ad assaporare gli ultimi istanti di una tortura che fino a ora non ha avuto mai fine: l’Ansia.

Un uomo va per la sua strada,
cammina solitario,
non guarda nessuno negli occhi.
C’è freddo, la pioggia bagna il suo volto,
sembra stia lacrimando.

Tutto brucia dentro,
il deserto ricopre la vita.
La solitudine diventa realtà.
Il cielo sussurra il mio nome.
Io temo me stesso,
il mio corpo,
la mia vita.

Sognare è l’unica cosa che mi infonde speranza.
Non si può spezzare,
svanire nel tempo,
preferirei morire.
Provarci deve essere la mia strada.

In fondo,
Sono solo inutili paure.
Non ho nessuno qui,
Non ho bisogno di qualcuno,
devo farcela,
non posso mollare.

Così ci lasciano i fratelli,
uccisi dalle loro paure
insofferenti del loro passato.

Eclissiamo lentamente e nessuno sembra accorgersene.
Non chiediamo aiuto,
rifiutiamo il confronto.

Non dobbiamo continuare a soffrire.
Sono solo inutili paure,
Possiamo farcela,
sarebbe stupido mollare.

 

Fabio Lolicato

fabio

 

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