OGM: mostri mutanti assetati di sangue?

di Michele Stella

Da sempre l’uomo ha modificato le piante e gli animali attraverso processi di coltivazione e domesticazione. Negli ultimi 50 anni grazie alle nuove scoperte in campo scientifico si è riuscito a cambiare profondamente le specie, modificandone il patrimonio genetico attraverso l’introduzione di geni provenienti da altre specie o modificando i geni propri di un organismo. Come tante altre nuove tecnologie, però, anche questa ha creato sospetti: si parla di pericoli di allergie, di avvelenamenti, di sconvolgimenti ambientali. Ma quanto di questo è vero, e quanto questi organismi sono diversi da quelli che da migliaia di anni l’uomo ha selezionato?

Le biotecnologie permettono di modificare il DNA di batteri, funghi, piante e animali, creando esseri viventi con caratteristiche diverse, detti organismi geneticamente modificati: OGM. Tali organismi viventi possiedono un patrimonio genetico modificato tramite la tecnologia del DNA ricombinante, che consente l’aggiunta, l’eliminazione o la modifica di elementi genici. Gli animali geneticamente modificati sono usati soprattutto nella ricerca medica e in alcuni campi della zootecnia; le piante modificate geneticamente e i loro frutti finiscono anche nelle nostre tavole così come alcuni lieviti; molti batteri OGM sono utili in vari settori, dall’agricoltura ai processi industriali.

Animali OGM

Nei laboratori, gli animali geneticamente modificati (quasi sempre topi o ratti) vengono utilizzati come modelli per la ricerca su malattie umane. Studiare alcune malattie può essere estremamente facilitato usando modelli animali sperimentali che riproducono alcuni tratti del genoma umano che sono alla base di alcune patologie. L’uso di questi modelli è già diffuso per lo studio di una serie di malattie, principalmente  cancro. Studiare come questi reagiscono alle cure con farmaci in via di sperimentazione permette di valutare l’efficacia di nuove terapie. Inoltre, si può analizzare come la malattia si sviluppa negli animali per capire aspetti importanti della malattia nell’uomo.

Tra gli studi sugli OGM animali, alcuni stanno cercando di modificare il DNA di bestiame da allevamento. La modificazione genetica potrebbe migliorare la qualità di alcune produzioni (come latte o lana), aumentare la produzione di carne, la prolificità o la resistenza alle malattie.

Un’altra applicazione degli OGM riguarda lo studio di animali che possano essere donatori di organi per xenotrapianti: trapianti di organi da una specie diversa da H. sapiens che potrebbero essere una nuova frontiera, considerando che la disponibilità di organi per gli allotrapianti (da uomo a uomo) è sempre inferiore alle richieste.

Coltivazioni di piante OGM

Le piante geneticamente modificate invece sono in commercio in molti paesi del mondo. Il primo OGM a comparire sul mercato negli USA è stato il pomodoro Flavr savr, nel 1994.

A partire dalla seconda metà degli anni Novanta, però, le industrie biotecnologiche hanno iniziato a produrre e a mettere in vendita diversi OGM e oggi sono modificati geneticamente il 56% della soia che si coltiva nel mondo, il 28% del cotone e il 14% del mais. I campi in cui si producono queste piante sono diffusi soprattutto nel continente americano ed ogni anno la superficie coltivata a OGM aumenta.

Le modifiche genetiche vengono effettuate perseguendo i seguenti obiettivi: rendere la pianta tollerante allo stress idrico o salino, le colture tolleranti a specifici erbicidi, l’introduzione di caratteri di resistenza specifica: ad esempio piante resistenti agli insetti o ai patogeni. Importanti risultati si sono ottenuti a livello di miglioramenti nelle qualità nutrizionali e organolettiche, aumentando per esempio il contenuto in vitamine o in molecole utili alla salute umana.


Batteri e miceti OGM

Batteri e miceti (funghi) sono stati da sempre oggetto di forti modificazioni e sono stati anche i primi organismi dove queste tecniche sono state applicate. Gli OGM batterici trovano utili ed importanti applicazioni in ambito medico per la produzione di molecole ad uso farmaceutico come l’insulina (la stragrande maggioranza di insulina attualmente utilizzata nel mondo è ora una biosintesi ricombinante) o antibiotici e vaccini. Sono molto utilizzati anche a livello industriale, dove sono sfruttati per la produzione di bioplastiche e materiali organici alternativi, e per la produzione di enzimi usati nell’industria alimentare e per ridurre l’impatto ambientale dell’industria.

Se nel settore farmaceutico e industriale gli OGM sono ampiamente accettati, molto meno accettate dall’opinione pubblica (non dalla comunità scientifica) sono le applicazioni agroalimentari, soprattutto perché i benefici per i consumatori risultano poco evidenti e il relativo dibattito è guidato da motivazioni di carattere commerciale e politico, più che scientifico.

Fin dai primi esperimenti applicativi di tecniche di ingegneria genetica negli anni settanta, alcuni hanno considerato che, accanto ai potenziali benefici che la nuova tecnica poteva offrire, sarebbero potuti comparire nuovi rischi, difficili da prevedere allo stato delle conoscenze di allora. Quando sono state sviluppate piante geneticamente modificate per uso alimentare, si sono ipotizzati alcuni rischi specifici legati al loro potenziale impatto sull’ambiente e sulla salute.

L’OMS e L’EFSA hanno pubblicato vari documenti per valutare il potenziale rischio di allergenicità degli OGM per la possibile presenza di proteine modificate o per la sovraespressione di allergeni alimentari già presenti nelle colture non modificate ad oggi smentiti. Alcuni OGM hanno già dimostrato di portare dei benefici scientificamente accertati: minor uso di pesticidi, miglioramento delle condizioni socioeconomiche degli agricoltori, mantenimento della biodiversità, tanto per citare alcuni temi. È stato raggiunto un ampio consenso in ambito scientifico nel ritenere che i cibi OGM non presentino rischi maggiori di quanti ne presenti il normale cibo. Non esistono, infatti, studi o report che documentino un qualche danno alla popolazione derivato da cibi OGM.

I principi legislativi di riferimento a livello internazionale in tema di biosicurezza sono contenuti all’interno del Protocollo di Cartagena. L’Italia rientra tra i paesi che vietano la coltivazione di OGM, ma che, per soddisfare il fabbisogno nazionale di tali prodotti, permettono l’importazione da paesi esteri nei quali non esistono vincoli alla coltivazione. L’Italia è un forte importatore di mangimi OGM per il fabbisogno del settore zootecnico: l’87% del mangime venduto è costituito da OGM, tra cui il mais e la soia. Analoga è la situazione del cotone usato per l’abbigliamento, anch’esso costituito per il 70% da cotone OGM. (dati riferiti al 2017)

Parlare di OGM in generale è molto complesso, servirebbero pagine e pagine per analizzare al meglio la questione (magari approfondiremo l’argomento in un altro articolo)

L’evoluzione naturale della vita è una storia di rimescolamento di geni, la produzione di OGM da parte dell’uomo quindi non è una novità, oggi si usano semplicemente tecniche di produzione diverse e più mirate rispetto al passato. Bisogna convincersi con i fatti che gli OGM possono rappresentare una formidabile opportunità per l’alimentazione, la salute e il progresso tecnologico. Le modifiche genetiche, come la storia ci insegna, non sono in realtà qualcosa di estraneo all’agricoltura o alla zootecnia. Per millenni l’uomo ha alterato il genoma degli organismi per renderli più utili al proprio bisogno tanto che oggi un parente selvatico di un vegetale edibile sarebbe irriconoscibile alla maggior parte di noi.

NOTE E BIBLIOGRAFIA

Interessante approfondimento con Dario Bressanini e Stefano Bertacchi https://www.youtube.com/watch?v=0pYvPBK5zQQ&t=713s

Protocollo di Cartagena http://bch.minambiente.it/index.php/it/bch-italiana/protocollo-di-cartagena   

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Direttiva 2001/18/CE sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati e che abroga la direttiva 90/220/CEE

Regolamento (CE) nº 1829/2003 relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati

Regolamento (CE) nº 1830/2003 concernente la tracciabilità e l’etichettatura di organismi geneticamente modificati.

Raccomandazione recante orientamenti per lo sviluppo di strategie nazionali e migliori pratiche per garantire la coesistenza tra colture transgeniche, convenzionali e biologiche,

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