Olocausto e negazionismo. Il Giorno della memoria.

di Gabriella Motta

Il giorno della memoria mi riporta con la mente alla prima volta che, alle elementari, lessi Se questo è un uomo di Primo Levi.

A otto anni non capivo bene perché dovessi ricordare questo orrore, se non in memoria dei 6 milioni di ebrei sterminati incolpevolmente. Non è poco, lo so.
Ma solo crescendo ho realizzato il perché di quelle parole: se comprendere è impossibile, conoscere è necessario perché ciò che è accaduto può ritornare(Primo Levi).

Lo sterminio degli ebrei è una discesa negli abissi dell’umanità che ci dimostra come la storia non sia soltanto un progressivo cammino di evoluzione e civiltà ma anche, purtroppo, di episodi di umiliazione e annientamento dell’individuo.

L’Italia ha istituito il Giorno della Memoria con l’approvazione all’unanimità della legge 211/2000. Si è voluto così rompere il silenzio che stava tentando di cancellare la memoria dell’orrore della Shoah e che poteva diventare ancora più pericoloso del negazionismo.

All’articolo 1 della L. 211/2000 si legge testualmente che:

“la Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, Giorno della Memoria, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini Ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.

L’articolo 2 della suddetta legge prevede anche l’organizzazione di “cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere”.

Nel 2015 anche l’Assemblea Generale dell’ONU ha approvato all’unanimità una risoluzione che designa il 27 gennaio come “giornata di commemorazione della Shoah in tutto il mondo”.

La legge n.115 del 2016 attribuisce rilevanza penale alle affermazioni negazioniste della Shoah, dei fatti di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti rispettivamente dagli artt. 6, 7 e 8 dello Statuto di Roma, istitutivo della Corte penale internazionale.

Il nostro legislatore, dando attuazione alla dec. quadro 2008/913/GAI, ha optato per una scelta moderata di incriminazione, prevedendo che tali affermazioni possano integrare non un autonomo fatto di reato, bensì una circostanza aggravante (che comporta cioè un aumento di pena) dei delitti di propaganda razzista, di istigazione e di incitamento di atti di discriminazione commessi per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, puniti dall’art. 3 della Legge 13 ottobre 1975, n. 654.

È punito, infatti, con la pena della reclusione da due a sei anni, colui che compie propaganda, ovvero istigazione e incitamento in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, condotte che si fondano in tutto o in parte sulla negazione della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra.

Il nuovo articolo 3 comma 3 della L. 654/1975 introduce un’aggravante speciale, che si applica, cioè, solo alle fattispecie di propaganda, istigazione o incitamento. Si tratta, per l’appunto, dei delitti di propaganda di idee razziste e di istigazione alla commissione di atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi (art. 3, 1° co., lett. a); dei delitti di istigazione alla commissione di atti di violenza o di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi (art 3, 1° co., lett. b); dei delitti di partecipazione, assistenza, promozione, direzione di un’organizzazione, un’associazione, un movimento o un gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi art. 3, 3° co.).

L’aggravio sanzionatorio si realizza nel momento in cui la propaganda di idee razziste, l’istigazione o l’incitamento alla discriminazione «si fondano in tutto o in parte sulla negazione della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra…».
Dunque, un discorso negazionista non è da ritenersi penalmente rilevante in qualsiasi caso, ma solo quando questo si innesta su di una comunicazione che manifesta già i tratti caratterizzanti del cosiddetto hate speech (discorso d’odio), ponendo quindi in pericolo la pacifica convivenza sociale.

Alla base di ogni politica di sterminio ci sono sempre: l’assenza di democrazia, la deviazione ideologica, il pensiero nazionalista e l’odio razziale innalzati a metro dell’agire politico.

Occorre ricordarlo, bisogna ricordare.

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