Ottobre. Confessioni di un uomo morto.

di Fabio Lolicato

Tempo di lettura: 1 minuto

Ottobre. Seduto a un vecchio tavolo di legno guardi attraverso la finestra ascoltando il rancoroso suono di una pioggia incessante

Una vibrazione ritmatica che ti ipnotizza, catapultandoti nella sua rabbiosa e oscura essenza. Un flusso continuo di malinconici pensieri che ti attraversano senza percuoterti, scuotendo la tua serenità.
Vorresti fumare affogando questi pensieri in un bicchiere di vino e godendo di ogni singolo attimo di uggiosa tristezza. Sembra assurdo e sconfinato, ma speri affinché questo momento passeggero non sparisca senza lasciar traccia

Nel tuo sentirsi indifeso avverti uno strano senso di subdola protezione. Allontani il mondo esterno per rifugiarti nel tuo io, ritrovando il passato in un universo immaginario fatto d’incubi e imperfezioni.
Un misto di odori e sensazioni avvolgono la notte dove i tuoi sogni si mescolano con quelli d’ignari estranei, diventando cenere nella tua mente, guarendo l’anima. Un altro inverno ti sta rincorrendo, con i suoi silenzi e le sue illusioni. Cadono le foglie e con esse i tuoi desideri.

L’autunno è iniziato.

Questo articolo ha un commento

  1. Autunno a parte, non mi sembri Mr.Allegria,
    Domanda da una persona che ha motivi personali per essere curioso: riesci a dormire? A mal di pancia come stai? Attacchi di panico?

    Io invidio molto quelle persone che riescono a vivere periodi terribili senza alcun problema psicosomatico che rovina le giornate sul piano materiale.
    La mia emotività mi regala un sacco di fastidi fisici: tensione generale e respirazione “tesa”, piccoli spasmi muscolari in zona bocca dello stomaco, tachicardia, diarrea e quella stramaledetta insonnia!
    Ciò è molto limitante, perché mi impedisce di fare passi importanti nella vita.
    Dico: uno non può prendere nessuna scelta senza dover per forza stare di merda? Dovrei passare tutta la mia vita in un limbo privo di azioni e responsabilità delle proprie scelte?
    Cazzo che vita da inetto! Una comfort-zone da perfetto coglione che aspetta solo il giorno in cui di finirà in una bara….
    (ovviamente sto parlando di me)

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