PHILADELPHIA di Jonathan Demme

di Salvatore
Di Venti

Tempo di lettura: 2 minuti

Titolo originale: Philadelphia
Lingua originale: inglese
Paese di produzione: Stati Uniti d’America
Anno: 1993
Durata: 121 min
Genere: drammatico
Regia: Jonathan Demme
Soggetto: Ron Nyswaner
Sceneggiatura: Ron Nyswaner
Produttore: Edward Saxon, Jonathan Demme

“Ero malridotto e non riuscivo a capire cosa sentivo, non riuscivo a riconoscermi, vedevo il mio riflesso in una vetrina e non riconoscevo la mia stessa faccia, «Oh fratello mi lascerai a consumarmi Sulle strade di Philadelphia».

Queste le parole della celebre canzone di Bruce Springsteen, che ottenne il Premio Oscar come Migliore colonna sonora nel film, del regista Demme, Philadelphia (1993).

Uno stato d’animo, quello espresso dal cantante statunitense, che abbraccia tristemente quello del protagonista di questa vecchia pellicola, Andrew Beckett, avvocato dalla brillante carriera, associato e ben voluto dagli esponenti di uno tra i più prestigiosi studi legali della zona cittadina, il Wyant & Wheeler.

Il bravo avvocato, interpretato magistralmente da Tom Hanks, non fa in tempo ad adagiarsi tra le comode poltrone del prestigio, che si ritrova invece vittima di quelle scomode sedie di tribunale, risucchiato dal vortice, ai tempi potentissimo, dei pregiudizi sociali e dell’emarginazione.

Andrew Beckett è gay e affetto da AIDS, alla scoperta di ciò, gli esponenti dello studio legale decidono di licenziare ingiustamente, il giovane avvocato simulando un “licenziamento per giusta causa”, ma Beckett consapevole che malattia e omosessualità sono le vere cause, decide di citare in giudizio i suoi ex datori di lavoro per discriminazione.

Per niente semplice la strada scelta dal protagonista, quella in tribunale è solo una delle tante battaglie da affrontare, da affrontare c’è quella stessa malattia che lo debilita sempre più. Ma la lotta più difficile, che spesso ha la meglio e ti mette KO, è quella contro l’indifferenza del mondo impaurito dal contagio e sconvolto dal diverso orientamento sessuale. L’unica nota positiva, non da poco direi, è aver al proprio fianco il compagno e tutta la famiglia pronti a combattere con lui.

Ecco com’è possibile specchiarsi e non riconoscersi più da un giorno all’altro, ritrovandosi solo a far fronte a pensieri negativi e non vedere nessuna via d’uscita. Trovandosi a supplicare l’immagine nello specchio di non lasciarti solo in questo mondo per niente solidale. 

Vorrei concludere così la mia recensione. Ma così facendo non renderei giustizia al vero messaggio di questo film. Trovare l’uomo senza pregiudizio credo sia impossibile, ma la cosa  che più mi ha colpito del film è stata la speranza di trovare l’uomo disposto a cambiare il proprio giudizio, disposto a sapere prima di giudicare, l’uomo disposto a lottare prima che con gli altri contro se stesso e i muri imposti da schemi sociali, l’uomo che prima di non accettare altri faccia fatica ad accettare la propria ignoranza.  La pellicola, nel finale, lascia aperte le porte al cambiamento della nostra società. Grande esempio a tal senso quello dell’avvocato Joe Miller (Denzel Washington) che decise di aiutare Beckett in questa “epica” lotta.

Forse non sappiamo che cattiveria, egoismo e ignoranza sono tra le malattie più contagiose che esistano, quelle ti uccidono dentro senza lasciarti scampo.

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Ottima recensione, molto bella è la scena dell’ascolto del cd di Maria Callas “la mamma è morta” tratto dall’opera “Andrea Chenier” di Umberto Giordano, un genere che l’avvocato Denzel non aveva mai immaginato di poter ascoltare e in questo contesto il brano è perfetto. Da ciò si evince anche la sensibilità del protagonista per la musica colta.

  2. Grazie Mille😁
    hai perfettamente ragione, scena molto bella e significativa, anche se non presente tra i miei pensieri espressi in questa recensione, spesso ciò che ascoltiamo è una sottile descrizione di noi stessi e dei momenti che stiamo affrontando.

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