Pillole di calcio

di Davide Cammarata

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Eibar e Barcelona

La Sociedad Deportiva Eibar è una squadra con sede nella città basca di Eibar, militante nella prima divisione spagnola, la Liga, e che da anni si distingue per la sua idea di calcio sostenibile, portando avanti la propria concezione del calcio secondo la quale, come recita il loro motto, “un altro tipo di calcio è possibile”. Ciò che accomuna due squadre evidentemente così diverse per numeri, storia e traguardi sportivi raggiunti è il colore “blaugrana” delle maglie. Si dice che inizialmente l’Eibar non avesse una divisa ufficiale con la quale giocare, pertanto un giorno della stagione 1943-1944 la Federazione calcistica spagnola mandò alla società alcune maglie che il Barcellona aveva dimenticato nel proprio spogliatoio dopo una partita disputata al Camp Nou. Nuovamente, questa volta nel 1987, per motivi sconosciuti ai più, l’Eibar si trovò nuovamente senza una divisa ufficiale con la quale poter scendere in campo. Il magazziniere di allora prese in mano la situazione recandosi in un centro commerciale della zona noto come “Galerias Preciados” (poi sostituto da El Corte Ingles) e comprò tutte le maglie del Barcellona in quel momento disponibili. Insieme ad altre persone, scucì ad uno ad uno dalle maglie appena acquistate lo stemma del Barcellon, ricucendo quello dell’Eibar. La vittoria ottenuta lo stesso giorno indossando quelle maglie garantì all’Eibar la promozione in Segunda B, la terza divisione spagnola, per la prima volta in trent’anni.

Eibar vs Barcelona: a destra la divisa della Sociedad Deportiva Eibar con i caratteristici colori blaugrana
  • Il logo “Pirelli”

Ogni appassionato di calcio lo associa all’FC Internazionale, la squadra milanese per cui il valore del logo è storico, oltre che economico. Oggi il logo “Pirelli” figura sui più importanti libri di grafica, ma la genesi di quella “P” allungata che copre come un tetto le altre lettere che compongono la parola è poco definita, sebbene si possa considerare riconducibile ad uno studio di grafica di New York attivo nel 1908. Se da un lato non si sa chi l’abbia inventata, dall’altro lato la forma allungata della lettera era già una caratteristica della firma di Giovanni Battista Pirelli, fondatore dell’omonima azienda, come riportato da un documento “autografato” già anni prima. L’allungamento dell’ansa della “P” voleva alludere, secondo varie opinioni, all’elasticità propria della gomma. 

  • La “maledizione” dello “Estadio Sao Januario”

Nell’unico stadio al mondo che può vantare tra le sue curiosità quella di avere le panchine collocate dietro le porte e non, come siamo abituati a vedere, sul lato lungo del campo, in una serata piovosa del 1937 il Vasco da Gama, squadra brasiliana di Rio de Janeiro all’epoca nettamente superiore alle proprie avversarie, giocava una delle tante partite interne stagionali. Ma a causa di un incidente con il pullman lungo il tragitto che portava verso lo stadio, arrivò in colpevole ritardo all’incontro, e sebbene aleggiasse tra gli avversari la forte tentazione di chiedere la vittoria a tavolino, decisero ugualmente di giocare, consapevoli della propria inferiorità tecnica e speranzosi della bontà degli avversari. Quella sera il Vasco da Gama segnò 12 gol, subendone 0. La storia narra che quasi al termine della partita l’attaccante della squadra avversaria, levando le braccia al cielo, esclamò “se esiste un Dio, questi non vinceranno più un titolo per tutti gli anni in cui ci hanno fatto un gol!” e, secondo qualcuno, avrebbe seppellito una rana nel campo che, trasmettitrice di maledizioni, diventò negli anni successivi il vero problema della squadra che, nonostante fosse composta da calciatori di talento, non riuscì a portare a casa alcun titolo per diversi anni. Le provarono tutte, dal rabdomante per scovare la rana fino al rifacimento del manto erboso per ben tre volte fino a quando, esausti, si recarono direttamente da quell’attaccante che anni prima aveva dato inizio alla serie negativa il quale, si dice, alla domanda “dicci qualcosa in più, dove si trova questa rana” abbia risposto “Ma no, io non vi ho messo nessuna rana e se volete la maledizione finisce qui”. L’anno dopo il Vasco da Gama vinse nuovamente il titolo di campione del Brasile.

  • La vendetta di Roy Keane

Se c’è un giocatore che non verrà mai dimenticato dalle tifoserie delle squadre inglesi è sicuramente quello grintoso, rabbioso, che non teme alcun tipo di contrasto. Uno di questi era sicuramente Roy Keane, idolo dei tifosi inglesi del Manchester United, passato agli onori delle cronache più per le sue caratteristiche da rissoso e vittima, nel lontano 1997, di un grave infortunio che gli causò la rottura dei legamenti del ginocchio. Autore del brutto gesto fu un calciatore norvegese che di cognome faceva Haaland e che, si dice, accusò addirittura Roy Keane di aver simulato l’infortunio. Ma per un legamento che salta c’è un nervo che si rinforza e 4 anni più tardi, quando un Roy Keane oramai ampiamente ristabilito dall’infortunio si trovò di fronte nuovamente il norvegese (con l’aggravante di indossare la maglia dell’altra sponda di Manchester, quella dei Citizens), non mandò a dirgliele e ricambiò il favore. Vedere per credere

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