Purché non sembri Natale, Racconti. Caffè con penna.

War is over
If you want it,
War is over now

14 racconti, 14 autori, 14 modi differenti di vivere e sentire il Natale. No, caro Grinch, non abbandonare la lettura di questo post. Anche io, come te, sono Grinch, di tanto in tanto. Anche io, ad anni alterni, ho avuto l’orticaria al solo pensiero di cenoni, auguri e regali poco spontanei, soprattutto se nel mio cuore e nella mia mente c’era tutto tranne che una festa.

Nostalgia, paradossi, tenerezza, solitudine, gioia, misteri, luci e ombre. Tutto questo, ed altro ancora, nei 14 racconti. Dal giallo all’introspezione più intimistica, ognuno vuole darci una propria visione del Natale. 14 racconti che, più che alle canzoni dei vari cantanti pop riciclati annualmente al consumistico Natale contemporaneo, sembrano assomigliare più a quei versi di John Lennon che ho scelto di citare come introduzione a questo mio post natalizio …war is over if you want it, war is over now…
Che il Natale sia tutta una metafora per ricordarci che, in fondo, anche la guerra peggiore, quella con noi stessi, può avere un giorno di tregua l’anno (o magari anche due o più)? Che possa bastare la volontà di amarsi, di perdonarsi, di voler meritare un Natale felice per mettere a tacere tutte le guerre, soprattutto quelle interiori?

“Vieni, vieni, il Natale ti aspetta, i tuoi cari stanno per sedersi a tavola a mangiare ciò che tu hai cucinato oppure comprato, a guardare i segnaposti che tu hai preparato oppure fatto preparare, ad ammirare l’albero che tu hai addobbato o chiesto di addobbare. Non rispondo, non adesso, non ancora. So già cosa accadrà questa sera, cosa è sempre accaduto e ancora riaccadrà: un rito che va avanti da 2000 anni, far finta di non essere soli per desiderare di essere soli, e in qualche caso essere soli per davvero e desiderare una persona precisa, una persona che non può esserci, e quelle persone sono le mille persone che nella nostra vita abbiamo lasciato andare. E allora questo accade: si fa il conto del posto che non c’è più, della sedia vuota, della sedia zoppicante, ma pure della sedia aggiunta all’ultimo momento; si fa il conto di quello che fa male e delle cose, poche, che fanno un po’ di bene”

Concludo con un augurio che prende spunto proprio da questo bellissimo racconto di Nadia Terranova: che il conto delle sedie aggiunte all’ultimo momento possa superare quello delle sedie vuote; che le cose che fanno un po’ di bene possano prendere il sopravvento rispetto a quelle che fanno male. Che un po’ d’amore, per voi stessi, per un’altra persona, per il vostro gatto, per il vostro lavoro, possa essere il vero Natale, tutto l’anno.

Buon Natale,
if you want it…

Laura  Ventimiglia

Rispondi

Chiudi il menu
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: