Puttane e vergini. Fondo.

Puttane, pennivendoli, sciacalli. Il linguaggio dei grillini lo conosciamo. Tutto ha avuto origine con il primo V-day, lo sdoganamento del vaffanculo seguito dalla legittimazione di qualsiasi volgarità e insulto. Il termine puttana in particolare era già stato usato dal guru del Movimento, Beppe Grillo, per attaccare nel 2011 Rita Levi Montalcini accusata di aver vinto il nobel grazie alla vendita delle sua prestazione ad un’importante casa farmaceutica.

Devo ammettere che nel 2007 vidi degli aspetti positivi nella forza di quella piazza che, guidata dalla voglia di giustizia, gridava vaffanculo contro il sistema. Da quel giorno sono passati anni e con gli anni quella piazza ha mutato più volte forma fino a diventare partito di governo, fino a scendere a patti con un partito come la Lega, bersaglio della loro stessa rabbia. Adesso i grillini sono cresciuti nei numeri ma, ahimè, non sono maturati. Grillo come un funambolo resta in equilibrio tra il suo ruolo di comico e quello di garante dei 5 Stelle, arrogandosi la possibilità di continuare a fare le sue irriverenti battute rinnegando qualsiasi responsabilità di un uomo che ne influenza molti altri.

vday

Nei giorni scorsi, dopo l’assoluzione della sindaca di Roma Virginia Raggi, Alessandro Di Battista ha usato Facebook per definire puttane i giornalisti che avevano seguito la vicenda, poche ore dopo l’ha seguito a ruota il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio che ha definito i cronisti sciacalli. I giornalisti vittime dell’attacco sono gli stessi che venivano applauditi dai pentastellati per il loro impegno e il loro contributo allo scoperchiamento di mafia capitale o quando i loro articoli colpivano il sindaco Ignazio Marino.

Questo attacco mi ha ricordato molto il trattamento riservato alle ONG, definite “taxi del mare” da Luigi di Maio, di continuo screditate e accusate di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, accuse che non hanno avuto nessun riscontro nei banchi dei tribunali ma che hanno contribuito alla scomparsa delle loro navi dal Mediterraneo. Il post mi ha ricordato molto il famoso “editto bulgaro” con il quale, di fatto, Berlusconi cacciò dalla televisione pubblica Luttazzi, Santoro e Biagi. Anche Renzi, durante il suo mandato, ha cercato di attaccare la stampa in favore di un’informazione “amica”, è stato sostenitore dell’allontanamento di Giletti, Giannini e Gabanelli, insomma più che cambiamento assoluta continuità.

Non devo essere stato l’unico a leggere violenza non tollerabile in queste parole. Mi fa compagnia una persona giusto un po’ più importante di me, Sergio Mattarella durante un incontro con un gruppo di studenti al Quirinale ha dichiarato “Perché è importante conoscere il parere degli altri, le loro valutazioni. Quelli che condivido sono interessanti, naturalmente e mi stanno a cuore; ma quelli che non condivido sono per me uno strumento su cui riflettere. E per questo ha un grande valore la libertà di stampa, perché, anche leggere cose che non si condividono, anche se si ritengono sbagliate, consente e aiuta a riflettere”. Una dichiarazione che dà un’opinione tanto semplice quanto forte. Non che tutti i giornalisti facciano il loro mestiere mossi da solidi ideali, sicuramente alcuni giornali hanno pubblicato articoli a dir poco schifosi (qui un articolo del Huffingtonpost), sia sulla sindaca di Roma che in altre occasioni, ma questo è diverso dal vedere il partito che ha preso più voti alle ultime elezioni muoversi compatto contro chi li solleva critiche nei loro confronti.

patata

Il giorno seguente Alessandro Di Battista ha ribadito la sua posizione, accusando i giornalisti che si sono mobilitati contro le sue parole di infantilismo. Stilando inoltre una vergognosa lista di giornalisti “puri”. In questa lista figura Marco Travaglio, peccato che anche questo, mantenendo una posizione pacata nei confronti dei 5S, ha dichiarato (durante la trasmissione “diMartedì” ndr) che un politico non può permettersi di giudicare cos’è buona informazione e cos’è prostituzione.

Forse ogni tanto si dovrebbe guardare la trave nel proprio occhio prima che la pagliuzza nell’occhio del nostro interlocutore. Forse bisognerebbe iniziare una sana autocritica alle proprie azioni e a chiedersi se allearsi con una forza come la Lega, piegarsi ad ogni capriccio del Carroccio dal condono alle leggi securitarie e razziste, non sia questo un atto di vendita ideologico. Forse bisognerebbe iniziare a capire le proprie posizioni di influenza e prendere un atteggiamento più responsabile. Forse bisognerebbe attaccare la disinformazione della politica dei tweet.

Credo fortemente che la libertà di stampa debba essere pilastro di una nazione democratica. La Costituzione italiana, all’articolo 21, recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”(consulta l’articolo 21, per intero, qui).
Ovviamente anche la libertà di stampa ha un limite. Questo è regolato dal codice deontologico dei giornalisti che, all’articolo 8 (articolo che si riferisce alla tutela della dignità delle persone) recita: “Salva l’essenzialità dell’informazione, il giornalista non fornisce notizie o pubblica immagini o fotografie di soggetti coinvolti in fatti di cronaca lesive della dignità della persona, né si sofferma su dettagli di violenza, a meno che ravvisi la rilevanza sociale della notizia o dell’immagine.”(consulta il codice deontologico qui). Probabilmente alcuni giornali e redattori spesso dimenticano questo punto. Allora è giusto accusarli su quelle posizioni, è necessario ricorrere alle vie legali e soprattutto è necessario un dissenso da parte degli stessi giornalisti che non ricorrono a tali bassezze. La dignità di tutte le donne e tutti gli uomini deve essere tutelata, a prescindere dal fatto che la giustizia li dichiari colpevoli o innocenti. Detto ciò, l’attacco ai giornalisti dopo l’assoluzione di Virginia Raggi suona ancor più fuori luogo. Non è l’innocenza a garantire dignità alla persona ma il suo essere umano.

La tutela della costituzione e tante altre battaglie sembrano sfuggire di mano alla compagine gialla del governo, farebbero bene a ricordarlo prima di passare, in poco tempo, da stelle a meteora della politica italiana.

Salvo Balistreri

charlie

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