Quesiti di vita. Il coraggio di seguire i propri sogni.

Una riflessione che mi sta molto a cuore ultimamente riguarda le decisioni professionali e la soddisfazione che deriva da un percorso coerente con quello che siamo e vogliamo.

Breve riassunto dei fatti: ho passato un anno a Londra a spaccarmi la testa su tre schermi facendo un lavoro robotico e soffrendone ogni giorno. Avevo un contratto a tempo indeterminato e una vita stabile ma mi sono licenziata perché stavo andando in tilt. A molti è sembrata una follia ma io non potevo reggere un minuto di più: sentirsi snaturati quotidianamente è una sensazione orribile.

Subito dopo, sono caduta in una fase di riflessione tumultuosa sul mio percorso, capendo qualcosa di lampante: non sto facendo quello che voglio, quello che so di essere “fatta per fare”. Quello che, fin da bambina, è il mio più grande talento e interesse. Quello che mi viene meglio.

È un fatto così palese, eppure l’ho ignorato a lungo e con determinazione incredibile. A pensarci, so esattamente da quale punto del percorso qualcosa è andato storto. So quali conversazioni mi sono bruciate dentro negli anni, quali domande mi hanno fatto strizzare lo stomaco e pensare “questa persona ha ragione, questa domanda scopre un nervo”. Ma ho continuato a seguire un sentiero diverso, raccontandomi che era quello giusto e spesso credendoci, piuttosto che ammettere di aver sbagliato strada.

Domande:

Avete mai avuto la sensazione di essere su un percorso sbagliato e non esservi fatti domande oneste per evitare il fastidio di una risposta? Avete mai sentito quel rospo in gola, deglutito impunemente e fatto finta che non esistesse? Vi siete mai detti che ormai la vita non poteva andare in altre direzioni, perché era troppo tardi per tirarvi fuori dalla sabbia mobile in cui stavate impantanati? Sentite qualcosa bruciare dentro, leggendo queste parole, e un impulso rabbioso a ignorarle anche stavolta?

Penelope Mirotti

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Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Ho vissuto in tre nazioni diverse e la sensazione di essere in un percorso sbagliato mi ha sempre tenuto compagnia. Ogni volta che ne noto la presenza mi rimbombano nella testa i versi della canzone dei Zen Circus:”c’è chi è andato a vivere a Londra, Berlino, Parigi, Milano, Bologna, le vostre paure non han fissa dimora, le vostre svolte sono sogni di gloria”. Non accetto la mia condizione ma non capisco da cosa fuggo. Mi guardo in torno cercando soluzioni, aspirazioni vere. La vita mi passa davanti alla ricerca di queste soluzioni e di locali con della buona birra…forse è questo il senso della vita!

    1. Hai descritto perfettamente una sensazione che provo da anni, quella della fuga non si sa bene verso dove e da cosa. A ogni tappa mi sembra sempre di “non aver ancora raggiunto” la situazione ideale, forse finale, che è molto probabilmente un’illusione: la mia percezione della “me stessa ideale” cambia di continuo, al passo con le mie aspirazioni. Ultimamente ho iniziato a percepire che la fuga genera fuga, nel senso che è l’unico modo in cui mi sono abituata a immaginarmi e quindi, pur volendolo, non riesco a uscirne facilmente. Non è molto diverso dallo stabilrsi in un posto e non riuscire a immaginarsi da nessun’altra parte perché abituati alla stasi. Solo è il meccanismo opposto. Grazie per aver condiviso simili pensieri!

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