Storie di ragazze e cromosomi di Sicilia. Scena, singolare femminile.

Quando questo articolo verrà pubblicato, Cromosoma festival sarà finito da meno di ventiquattro ore. Terra matta è stata partner dell’evento, quindi questo mi pare uno spazio adeguato per parlare di cosa è stato il festival. L’anima dell’organizzazione è stata Filippa Ilardo, seguita a ruota da Angelo Di Dio. Io ho partecipato ad alcuni eventi, e nel cuore di Cromosoma risiede la motivazione da cui Cromosoma è nato, il laboratorio teatrale organizzato dall’Ersu, di cui sono stata docente e regista della performance conclusiva.

Troppo coinvolta probabilmente per assumere un punto di vista lucido sulle cose, dopo giorni di seminari, dibattiti, spettacoli, letture, visioni, presenze autorevoli, nomi di rilievo che si sono alternati allo SPE, ad Alkenisa, alla Kore. Un cartellone ricco di eventi, già annunciato durante la serata di presentazione della stagione teatrale comunale diretta da Mario Incudine,  con il meglio del teatro siciliano, riferimento antropologico e culturale alla centralità della scena isolana nel più ampio contesto nazionale, europeo, e non solo.

Ma torniamo, per un attimo alla serata conclusiva. Laboratorio, prova da allieve attrici e performer, voci di giovani donne alla ricerca di una definizione, o forse di uno sguardo, un gesto di attenzione sul loro essere uniche e belle come sono, fragili e perfette, in cerca di una voce e di un passo che le distingua nel caos del mondo, rabdomantiche cercatrici di consapevolezza: ecco chi sono state le sei ragazze in scena, ieri sera allo SPE, spazio per Enna, galleria civica, nuovo centro del fermento culturale della città.

Quello che mi ha colpito di questa serata conclusiva è stata la presenza del pubblico: tanto pubblico, soprattutto studenti universitari, provenienti da una miriade di centri, piccoli e grandi dell’isola. Potere di Cromosoma? Sicuramente il catalizzatore è stata la presenza in scena delle loro sei colleghe. Vederli sparsi e così numerosi in sala, mi ha fatto esultare: finalmente, oltre i luoghi dell’aggregazione giovanile, i pub, i locali, le feste, ecco i ragazzi della Kore, eccoli insieme per sostenere le loro amiche, le compagne, eccoli lì pronti a battere le mani e a commuoversi. Cromosoma,  ha sottolineato la dottoressa Fontanazza, dirigente dell’Ersu, presente alla serata insieme alla dottoressa Elena Alerci, è questo percorso di riflessione e azione teatrale, partito dai grandi nomi del Teatro, che chiude la sua prima edizione con un focus speciale sulle nuove generazioni, perché l’arte e la società del futuro apparterranno a loro. Storie di ragazze senza nome è il titolo della performance: tutto è partito dalla constatazione che narrazioni importanti, che hanno al centro personaggi femminili straordinari per volontà, intelligenza, forza interiore, non hanno un nome: è il caso di Barbablù,  celebre fiaba di Perrault,  che prende il nome dal protagonista ma non esplicita mai l’identità della giovane moglie, vera forza motrice della storia, quasi vittima dell’assassino seriale di donne. Condivide questo destino anche Kore, che in più di una versione del Mito viene definita solo come la Fanciulla, senza un nome suo. Partendo dal tema dell’assenza, dal “vuoto” che esige la ricostruzione di un percorso esistenziale, è nato un laboratorio, spazio di riflessione e azione,  capace di scavare nel profondo della vita di queste ragazze che con estrema generosità si sono lasciate indagare dalla forza dirompente del teatro e hanno raccontato, cantato, danzato se stesse, i loro traumi, il vissuto, le gioie, le sconfitte, i desideri. È stata una serata preziosa, commovente eppure allegra, una serata ricca di abbracci, ringraziamenti, visi rigati dalle  lacrime dei genitori, serata ricca di gratitudine nei confronti dei nostri partners, giovani del 360, Amici della festa del libro, il sasso nello stagno, Anen, Una donna mille risorse, la settimana federiciana, i comitati dei quartieri, san Tommaso e ‘A chiazza, l’associazione Contoli Di Dio. Con Comune, Kore ed Ersu soprattutto, hanno ricordato al territorio l’importanza dell’impegno, del fare rete per provare a scardinare mentalità chiuse e spesso autoreferenziali.

Grazie a Cromosoma festival abbiamo tentato di fare incontrare vissuti collettivi e individuali, provando ad ancorarli alla realtà, alle luci e alle ombre che sono presenti nel contesto sociale. Ancora tanto è da farsi, ma siamo probabilmente sulla buona strada. Perché un teatro che non parli alla comunità, che non tenti un dialogo con ciò che gli si muove intorno, sarebbe un teatro già morto in partenza. Non è facile, ma non è impossibile.

Grazie Chiara, Flavia, Ivana, Laura, Deborah, Naomi.

Cromosoma nasce per voi, grazie a voi e con voi proverà a essere ed esserci nel futuro.

Elisa Di Dio

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Naomi Farchica, Deborah Di Gregorio, Flavia Morgano, Chiara Zarcone, Laura Calí, Ivana Leonardi in scena.

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