Recruiting for Jihad – MondoVisioni

di Pierluigi Bizzini

Cosa ci restituisce “Recruiting for Jihad”, il documentario di Adel Khan Farooq e Ulrik Imtiaz Rolfsen? Sicuramente il profilo dell’estremista norvegese Ubayudullah Hussain; un risultato straordinario da parte dei due registi, frutto di un lavoro durato tre anni, abili nel scardinare la diffidenza dell’estremista nei confronti dei giornalisti e donarci dunque un ritratto complesso, ovvero quello di un norvegese dalle origini pakistane, nato e cresciuto in quartiere borghese di Oslo, tra partite a pallone, scuola e moschea: condizioni comuni a quelli di molti giovani musulmani norvegesi. D’un tratto però, il salto nel vuoto tra le braccia dell’estremismo islamico. Il documentario tenta di illuminare proprio questo abisso spirituale ed esistenziale dialogando con Hussain e i giovani norvegesi reclutati, convertiti della prima ora, “pronti” a morire in Siria o Iraq per la causa jihadista. Si percepisce una profonda solitudine e l’esigenza vorace e ingenua di colmarla nella cieca appartenenza a una comunità, quella estremista islamica, capace di coinvolgere e creare senso.
Il documentario però ci pone inoltre altre questioni: la natura della libertà d’informazione. Durante la lavorazione del documentario, la polizia sequestrerà il materiale girato per conto di un’indagine contro Hussain, innescando una battaglia giudiziaria storica per la storia dell’informazione norvegese.
“Recruiting for Jihad” è un documentario necessario che viaggia lungo i tremori della società contemporanea, svelandoci i luoghi d’ombra in cui si covano gli orrori e le contraddizioni di domani.

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