Salvo. 1384 chilometri.

Non tutti hanno l’opportunità di iniziare la giornata inforcando una vecchia bici scricchiolante. Non è da tutti passare quotidianamente dalle piazze dei mercati  piene di vita e di colori, osservare il passare delle stagioni dalle diverse varietà di frutta che si alternano durante l’anno. A Padova a cambiare e a scandire il tempo ci sono anche i diversi tipi di nebbia che piano piano impari a conoscere.
La città è piccola, strano da dire per un ennese, popolata da decine di migliaia di studenti che a qualsiasi ora riempiono le strette vie del centro. La mattina con gli occhi pieni di sonno, il pomeriggio seduti dove capita a studiare e la sera in piedi davanti ai locali accompagnati da un fedele spritz.
Conoscere una città, per me, vuol dire perdersi per le sue strade, chiacchierare con sconosciuti vogliosi di raccontarne il passato , scovare le curiosità che rendono unici anche gli angoli più anonimi, ammirare le opere d’arte di artisti passati e contemporanei che costellano le pareti e i palazzi. Ho fatto tutto questo negli anni che sono stato qui e la città sembra nascondere altri tesori.

Certo, non è sempre tutto rosa, anzi.  Ci definiscono la generazione Erasmus, la prima generazione europea, una generazione capace di spostarsi con semplicità, di conoscere persone,  lingue e culture in maniera diretta e spontanea, una generazione ricca di possibilità. Che c’è di male? Niente, se non fosse che tutto questo ad un certo punto si spezza, il meccanismo inizia a scricchiolare, proprio come una vecchia bici.  Ci ritroviamo a dover affrontare scelte obbligate a cambiare frequentemente lavoro, casa e città. Ci allontaniamo dagli affetti, dagli amici, dalle radici. Fino a chiederci se tutto quello che siamo l’abbiamo scelto o ci è soltanto capitato. Le persone  a cui teniamo si accontenteranno di un’emoticon saltuaria su uno schermo o pian piano diventeremo soltanto un ricordo sbiadito?

Capisci che la vita è una variopinta tela su cui eventi, oggetti e persone lasciano il loro segno, di diversa forma, dimensione e colore. Tu sei l’insieme di tutto questo e l’addetto alla manutenzione. Alcune scelte non sono state semplici, alcuni avvenimenti tragici ma  puoi decidere di essere sempre te stesso e di rispettare quello che vuoi essere.
Quando lo capisci magari sei ancora sui pedali di quella bici, magari stai costeggiando le rive del Piovego, hai appena urlato “Minchia! Boia ‘l can!” per aver schivato una nutria che ti ha tagliato la strada, magari stai andando in studio in università oppure stai tornando a casa nella speranza che sia già arrivata per rubare un abbraccio e un bacio. Oppure  sei fermo a guardare il palazzo della Ragione e gli affreschi dii Giotto, sei seduto sugli scalini di piazza dei Signori a guardare l’orologio astronomico con i suoi undici segni (manca la bilancia ndr). Magari sei davanti a uno schermo e stai cercando il modo più economico e comodo per tornare in Sicilia, o per andare o da qualche altra parte.

Magari stai sorridendo.

Salvs

Foto da Salvo Balistreri

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