Sara. 529 Chilometri

di Sara Messina

Tempo di lettura: 3 minuti

Sono Sara, siciliana, ennese che vive a Catania e nella vita faccio l’infermiera.

Quando ad aprile mi hanno comunicato di essere stata selezionata per il mio ultimo lavoro ho fatto due cose. La prima è stata fare i salti di gioia, per me si trattava del lavoro dei sogni: girare per le campagne con un camper adibito a clinica mobile e offrire assistenza sanitaria ai migranti stagionali. La seconda, lo ammetto, è stata aprire Google Maps per cercare dove fosse la sede del mio nuovo lavoro: Bernalda, Basilicata.

Non ho avuto il tempo per approfondire molto perché in meno di una settimana mi trovavo già alle porte di Bernalda, sulla strada che poi avrei percorso ogni giorno. Non sapevo cosa aspettarmi. “Non sarà difficile” pensavo “siamo pur sempre in Italia, mi adatterò facilmente”. Quando sono arrivata erano le 14 , mi sembrava di essere in un film di Sergio Leone, però poco prima dei titoli di coda, quando anche Clint Eastwood è andato via e nella città restano solo balle di fieno. 

Giuro che non esagero, ho imparato, poi, che dalle 14 alle 17, nei paesi della Basilicata non trovi anima viva, il riposo post prandiale è sacrosanto e che adattarmi, forse, non sarebbe stato così facile. Il cinema più vicino si trovava a 40 minuti di auto, nel paese non c’era una libreria, ma ancor peggio, nel paese c’erano pochi, pochissimi giovani.

«Dove sono i giovani?» ho chiesto una volta a un’anziana signora del posto.
«Signorina, qui lavoro non se ne trova, tutti fuori sono andati e ci hanno lasciati soli».

Ad addolcire le mie giornate c’erano le scorzette, i dolci tipici del posto, un biscotto di pasta di mandorle ricoperto da cioccolato fondente, e i gelati artigianali sul Corso Umberto, la strada principale del paese. C’era anche qualche piccola eccezione, come in ogni cosa, ad esempio Mariangela, ragazza che, rendendosi conto della mancanza di un ritrovo culturale, ha creato insieme ai suoi amici Odeporicum, un luogo dove puoi trovare libri di seconda mano, del té e delle cordialissime persone che il lunedì e il martedì si riuniscono a leggere poesie e scambiarsi opinioni sulle ultime letture.

È inevitabile, a un certo punto, sentirsi catturare dalla storia che caratterizza questi luoghi. Ti potrebbe capitare passeggiando nel centro storico, fatto tutto di case bianche, con le vecchiette sedute sull’uscio di casa che interrompono i loro discorsi e curiosamente ti guardano. Oppure andando a Metaponto, la vecchia colonia greca in cui è morto Pitagora e dove puoi trovare un antico tempio dedicato alla dea Hera che si regge ancora rispettosamente in piedi (trovarsi al tramonto in quel tempio dona attimi di religiosa pace). O a Craco, città fantasma che si erge su una collinetta, in cui non vive più nessuno dagli anni sessanta, ma se hai la fortuna di salirci puoi ammirare un panorama definito «Fantastico» anche dalla troupe di un film girato lì. Infatti, da Mel Gibson a Francis Ford Coppola, che  tra l’altro è proprietario di un lussuosissimo hotel proprio a Bernalda, i più grandi del cinema non hanno potuto che approfittare dei meravigliosi paesaggi offerti da questa terra.

Ma la storia che più di tutte mi ha affascinato è quella della vicina Matera, storia che la mia mente paragona sempre alle condizioni disumane dei migranti stagionali di oggi nelle campagne lucane. Quando sono arrivata per la prima volta a Matera, Capitale Europea della Cultura 2019,  la vista dei Sassi mi ha letteralmente riempito il cuore. Per chi non li conoscesse, si tratta di vere e proprie grotte che si affacciano su un unico spazio comune, “il Vicinato”, in cui dalla Preistoria fino al 1952 vivevano gruppi di famiglie e animali a seguito, in scarsissime condizioni igienico-sanitarie (basti pensare che il tasso di mortalità infantile era di 1 su 2) e dinamiche psicosociali molto particolari derivanti dal contesto (immaginate di dover vivere in una grotta di circa 5 m2 con tutta la vostra famiglia e con altre 5-6 grotte confinanti. Per la serie: Privacy cosa sei?).
Descrive tutto questo con tanta maestria Carlo Levi in Cristo si è fermato a Eboli, ma anche Pier Paolo Pasolini in Il Vangelo secondo Matteo, che negli anni sessanta gira quasi interamente il film nei sassi materani prima dell’arrivo del turismo e delle conseguenti modifiche del territorio. 

Con una storia così antica, ricca, preziosa e variegata, viene da chiedersi: chi la valorizzerà e chi la tramanderà? La Basilicata è la regione che l’anno scorso si è conquistata il primato di “Prima regione del Meridione con più cervelli in fuga”. Forse perché sono siciliana, riesco a percepire perfettamente quel senso di rabbia mista all’orgoglio e alla riverenza nei confronti della propria terra. È un gran peccato.

In questa terra abbracciata dalla Puglia e dalla Campania, difficilmente si arriva per caso, quindi vi invito a lasciarvi incuriosire e a inserire nei vostri prossimi itinerari di viaggio la Basilicata, di cui poco si parla, ma che vale assolutamente la pena visitare.

Con l’immagine di una Nonna che, un lunedì mattina di agosto, apre lo stendino sulla strada, ci poggia su una tovaglia e poi a uno a uno stende tantissimi peperoni a essicare (che diventeranno poi i cosiddetti “Peperoni Cruschi”), saluto la bella Basilicata.

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