Schindler’s list di Steven Spielberg.

di andrea
Lo Gioco

Nel 1982, Sid Sheinberg allora direttore degli studi Universal di Hollywood, regalò a Steven Spielberg il libro “La lista di Schindler”, la storia dell’imprenditore tedesco che durante l’Olocausto salvò la vita a 1100 ebrei, spacciandoli come operai specializzati di una sua fabbrica, arrivando a spendere tutto il suo patrimonio pur di cercare di salvare più ebrei possibili.

Il regista sentì la necessità con la giusta forza d’animo di girare il film basato su questo romanzo dieci anni più tardi, nel 1993 (vincitore di sette premi Oscar tra cui miglior  film e regia).

Il cinema moderno non sarebbe tale senza Spielberg, un regista capace di usare il cinema come mezzo di comunicazione utile ad ognuno di noi per capire il proprio ruolo all’interno del cerchio della vita. Il regista può essere definito un gigante della settimana arte insieme a Kubrick, Chaplin, Hitchcock, Welles. Con questo film, Spielberg non narra solamente attraverso le immagini le atrocità naziste, bensì la storia della sua famiglia e del suo popolo, essendo anche lui ebreo rendendo il film il suo capolavoro più personale e puro.

Il taglio documentaristico, voluto dallo stesso regista che ha utilizzato per buona parte delle riprese una camera a mano nei luoghi dello sterminio (Auschwitz e Plaszow), sottolinea la totale devozione e immedesimazione nella storia, rendendo partecipe vivamente anche lo spettatore. Tre i personaggi principali del film: Oskar Schindler (Liam Neeson), Amon Goeth (Ralph Fiennes), Isaac Stern (Ben Kingsley). Schindler rappresenta la speranza, Goeth la crudeltà inumana, Stern la coscienza di Schindler e lo sguardo di Spielberg nel film. L’uso sapiente delle luci, descrive perfettamente la natura dei personaggi e la loro evoluzione nella sceneggiatura. Vi sono due scene nel film, che ne disegnano pienamente la forza e la bellezza: la scena in cui compare la bambina con il cappotto rosso, la vera rappresentazione dell’ orrore dell’ Olocausto da cui Schindler non riesce a distogliere lo sguardo e la scena finale, in cui i superstiti si recano a Gerusalemme per pregare sulla tomba del loro salvatore. La speranza che supera l’ orrore, la forza di non voler arrendersi che ricorda quanto valga davvero lottare per vivere.

Splendida colonna sonora di John Williams, coinvolgente, brividi al cuore e all’anima. L’Olocausto, una finestra sul passato per riflettere e non dimenticare.

Rispondi

Chiudi il menu
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: