Scienza è parità di genere

di Michele Stella

È da poco passato l’11 febbraio, una data molto significativa, in cui si celebra la “Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza” (International Day of Women and Girls in Science)₁.

La giornata è stata proclamata dalle Nazioni Unite nel 2015 e patrocinata dall’Unesco. L’obiettivo è combattere gli stereotipi di genere, incoraggiando le donne a intraprendere studi nelle discipline STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics). La giornata vuole evidenziare il ruolo importante delle ricercatrici di ogni età nel mondo della scienza e tecnologia, così da promuovere la piena ed equa partecipazione di donne e ragazze nelle scienze, in materia di istruzione, formazione, occupazione e processi decisionali; sfatare i miti e accelerare il progresso dell’umanità promuovendo iniziative volte a favorire la piena parità di genere in un settore cruciale come quello scientifico.

A volte celebri o quasi sconosciute, premiate per i loro meriti o ingiustamente sopravanzate dai colleghi e discriminate, altre volte costrette a lasciare ad altri il merito delle proprie scoperte, la storia passata e dei giorni nostri ci consegna i racconti di tante donne che, in condizioni più o meno difficili, hanno dato contributi di inestimabile valore alla ricerca scientifica o che hanno combattuto duramente per riuscire ad avere, da scienziate, gli stessi diritti e le stesse opportunità dei colleghi maschi.

Quest’anno il tema centrale della ricorrenza è stato: Investment in Women and Girls in Science for Inclusive Green Growth ispirato alla giovane attivista (16 anni, ndr) svedese Greta Thunberg e alla ricercatrice sudafricana Kiara Nirghin, entrambe impegnate nella lotta contro i cambiamenti climatici. “È fondamentale che le materie scientifiche crescano e operino rispettando l’ambiente e che le donne vengano incluse in questo processo” è la sintesi degli incontri del 2019₁.

La foto di gruppo del congresso di Solvay, organizzato dagli International Solvay Institutes for Physics and Chemistry è un pezzo di storia della scienza di inizio secolo.  Piccard, Henriot, Ehrenfest, Herzen, de Donder, Schrödinger, Verschaffelt, Pauli, Heisenberg, Fowler, Brillouin; Debye, Knudsen,  Bragg, Kramers, Dirac, Compton, de Broglie, Born, Bohr; Langmuir, Planck, Sklodowska-Curie,  Lorentz,  Einstein, Langevin,  Guye, Wilson, Richardson, tutti scienziati che hanno scritto la storia della scienza. In prima fila, seduta tra Planck e Lorentz spicca un’unica figura femminile: Marie Sklodowska-Curie, unica grande donna immortalata tra i grandi uomini.

Sono passati 92 anni da quando fu scattata quella foto e molte cose sono cambiate. I laboratori di Fisica, Chimica, Matematica, Medicina, Biologia risuonano di voci di donne: studentesse, ricercatrici, assistenti e professoresse, ma ancora non è abbastanza. “La scienza e l’uguaglianza di genere- scrive l’Onu sul suo sito- sono vitali per la società e lo sviluppo”. Negli ultimi 15 anni sono stati fatti grandi sforzi a livello globale per coinvolgere le donne nella scienza, tuttavia permangono pregiudizi e stereotipi di genere che ci tengono lontani dall’obiettivo, tanto che attualmente meno del 30% dei ricercatori in tutto il mondo è di sesso femminile e solo il 30% delle studentesse sceglie le materie scientifiche nei percorsi di istruzione avanzata. Secondo l’edizione del 2018 di Women in Science₃,₄, rapporto dell’UIS (UNESCO Institute for Statistics) che analizza il livello di disuguaglianza di genere in ambito scientifico, le donne oggi rappresentano, a livello globale, solo il 28.8% del totale delle persone impiegate nella ricerca in ambito STEM₂,₃,₄,₅,₆; non solo: quelle che riescono a trovare lavoro in questo settore sono pagate meno e hanno molte più difficoltà degli uomini a fare carriera. Sono ancora pochi, evidenzia l’UIS, i dati a livello internazionale e nazionale in grado di dare conto della precisa entità di queste disparità, ma per ridurre il divario di genere occorre andare oltre le statistiche e identificare i fattori qualitativi che dissuadono le donne dal perseguire una carriera scientifica₃,₄.

Il Global Gender Gap Report₆,₇, lo studio realizzato dal World Economic Forum per studiare il divario di genere nel mondo, prende in esame i criteri principali per la stima di tale divario: accessibilità sia alle risorse e alle opportunità economiche e culturali sia alle cure mediche e all’educazione. Al fine di raggiungere una totale parità economica e di opportunità tra uomini e donne ci vorranno ancora 108 anni procedendo a questi ritmi₆,₇: inaccettabile. La parità di genere è tra i diciassette obbiettivi inclusi dalle Nazioni Unite nel Programma 2030 dello sviluppo sostenibile per trasformare il mondo₂.

Marie Curie (1867-1934) chimica e fisica polacca naturalizzata francese, ha vinto un Nobel per la fisica nel 1903 e uno per la chimica nel 1911. Ha dato un contributo fondamentale (insieme a Pierre Curie e ad Antoine Henri Becquerel) allo studio delle radiazioni, oltre ad aver scoperto il radio e il polonio. Solo 4 persone nella storia hanno vinto più di un Nobel e solo 2 lo hanno fatto in aree distinte.

Rosalind Franklin (1920-1958) Cristallografa e biochimica britannica, fornì le prove sperimentali della struttura del DNA che valsero il premio Nobel ai colleghi Wilkins, Watson e Crick. Le prime fotografie della celebre doppia elica furono scattate proprio dalla Franklin, ma le vennero sottratte e per questo non ricevette mai i riconoscimenti meritati. Morì a 37 anni per le complicazioni derivanti da cancro ovarico. Dopo la morte ha ricevuto molti riconoscimenti da grandi istituzioni scientifiche.

Jennifer Doudna (1964) Chimica statunitense, è famosa soprattutto per l’invenzione (insieme alla biochimica, genetista e microbiologa francese Emmanuelle Charpentier) della tecnica di editing genomico Crispr-Cas9: attraverso l’intervento sul DNA, è potenzialmente possibile curare malattie genetiche e altre patologie.

Rita Levi-Montalcini (1909-2012) Neurologa italiana, nel 1986 ricevette il premio Nobel per la medicina per aver scoperto e identificato il fattore di accrescimento nervoso NGF (Nerve Growth Factor). La Montalcini è sempre stata attiva in campagne di interesse politico e sociale, anche nel mondo della ricerca.

Maryam Mirzakhani (1977-2017) Matematica iraniana, nel 2014 è stata la prima donna a vincere la medaglia Fields, grazie ai suoi contributi in ambiti che spaziano dalla geometria iperbolica alla teoria ergodica fino alla geometria simplettica. Morì di cancro al seno a soli 40 anni.

Emmy Noether (1882-1935) Matematica tedesca che si occupò soprattutto di fisica e di algebra astratta, a lei si deve l’omonimo teorema della fisica teorica che lega le simmetrie alle leggi di conservazione. Dopo essere fuggita dalla Germania nazista, morì prematuramente, ma ciò non le impedì di essere riconosciuta tra i più grandi matematici della storia.

Lynn Margulis (1938-2011) Biologa statunitense, è famosa per la sua teoria sull’origine degli organuli eucarioti, che spiega ad esempio come si formano i mitocondri e i cloroplasti (teoria endosimbintica). Teorizzò anche che le simbiosi siano un’importante componente dell’evoluzione.

Carol Greider (1961) Biologa statunitense, specializzata in biologia molecolare, nel 2009 ha vinto il Premio Nobel per la medicina per le sue ricerche sul modo in cui i cromosomi sono protetti dai telomeri e dall’enzima telomerasi, assieme ad Elizabeth H. Blackburn e Jack W. Szostak.

Wangari Maathai (1940-2011) Ambientalista, attivista politica e biologa keniota, è stata la prima donna africana a vincere il premio Nobel per la pace. Dedicò la vita a combattere, forte delle conoscenze scientifiche, il diboscamento e l’erosione del suolo, ma dovette anche difendersi da bufale che le attribuivano la teoria “dell’HIV come virus per sterminare i neri”.

Maria Montessori (1870-1952) Medico, neuropsichiatra infantile, scienziata e pedagogista italiana, nota a livello internazionale per il metodo educativo che prende il suo nome adottato in migliaia di scuole dell’infanzia, primarie e secondarie in tutto il mondo. Fu tra le prime donne a laurearsi in medicina in Italia.

Francoise Barre-Sinoussi (1947) Immunologa francese, nel 2008 ha ricevuto il premio Nobel per la medicina insieme a Luc Montagnier per aver scoperto il virus HIV.

Annie Easley (1933-2011) Matematica ed informatica era a capo del team che sviluppò il software per lo stadio Centaur dei veicoli di lancio spaziale. Oltre che donna di scienza, fu grande promotrice dei diritti degli afroamericani e diede un contributo significativo per aprire anche alle donne la carriera di astronauta.

Margherita Hack (1922-2013) Astrofisica, accademica e divulgatrice scientifica italiana, è stata la prima donna italiana a dirigere l’Osservatorio Astronomico di Trieste dal 1964 al 1987, portandolo a rinomanza internazionale. Un’ icona del pensiero libero e dell’anticonformismo.

Barbara McClintock (1902-1992) Biologa statunitense, nel 1983 ha ricevuto il premio Nobel per la medicina per aver scoperto l’esistenza dei trasposoni. I suoi studi riguardarono soprattutto esperimenti sulle pannocchie di granturco, e iniziò a parlare di epigenetica 40 anni prima che diventasse un campo di ricerca riconosciuto.

Lise Meitner (1878-1968) In Germania inaugurò lo studio della fisica atomica, e fu la prima a dare una spiegazione teorica al meccanismo della fissione nucleare. In quanto ebrea, nacque nel momento sbagliato nel Paese sbagliato. Probabilmente avrebbe meritato il Nobel, e qualcuno ama chiamarla ‘la Marie Curie di Germania’.

Jane Goodall (1934) Etologa e antropologa inglese, è nota soprattutto per la sua ricerca (durata 40 anni) sulla vita sociale e familiare degli scimpanzé. Dirige l’organizzazione Jane Goodall Institute, che si occupa dello studio e della protezione dei primati in diverse zone del mondo.

Samantha Cristoforetti (1977) Militare, aviatrice, astronauta e ingegnere, è stata la prima donna italiana a fare parte degli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea.

Fabiola Gianotti (1960) Fisica italiana, attuale direttrice generale del CERN, l’organizzazione europea per la ricerca nucleare (Conseil européen pour la recherche nucléaire)

Valentina Tereškova (1937) Prima donna in assoluto nello Spazio nel 1963, fu l’unica del primo gruppo sovietico di donne astronauta a essere davvero impiegata in missione. Solo pochi anni fa si seppe che il rientro a Terra della sua missione fu ricostruito con una messinscena per la stampa, poiché il vero ritorno al suolo fu disastroso, tanto che Tereškova riuscì a sopravvivere solo grazie a un pizzico di fortuna.

Katherine Johnson (1918) Matematica, informatica e fisica statunitense, ha contribuito in modo fondamentale alla scienza dell’aeronautica statunitense e ai programmi spaziali, già dal primo utilizzo dei computer elettronici digitali da parte della NASA. Venne apprezzata per l’accuratezza che poneva nel calcolo della navigazione spaziale computerizzata e per il lavoro tecnico dirigenziale pluridecennale svolto alla NASA.

Queste sono soltanto alcune delle scienziate e donne formidabili, autrici di scoperte eccezionali o impegnate nella lotta per l’emancipazione femminile nella ricerca, donne che la scienza e la società globale non deve dimenticare, con la certezza che la lista sarà sempre più lunga. Bisogna supportare le donne nella scienza perché il mondo ha bisogno di scienza e la scienza ha anche bisogno delle donne.


La settimana appena trascorsa ha inoltre ospitato un’altra data importante, il 12 febbraio, ovvero il Darwin Day, una celebrazione in onore di Charles Darwin che si tiene in occasione dell’anniversario della sua nascita. Per non dimenticare questo appuntamento vi rimando ad un altro articolo di questa rubrica, che ha come tema centrale la teoria dell’evoluzione contenuta nel suo testo più importane: L’origine delle specie per selezione naturale.

(…e fu così che alla fine l’evoluzione creò l’idea di un disegno Intelligente. Il dito medio di Galileo.)

NOTE E BIBBLIOGRAFIA

  1. http://www.un.org/en/events/women-and-girls-in-science-day/
  2. https://www.unric.org/it/agenda-2030
  3. http://uis.unesco.org/en/topic/women-science
  4. uis.unesco.org/sites/default/files/documents/fs51-women-in-science-2018-en.pdf
  5. http://www.unwomen.org/en/news/in-focus/international-day-of-women-and-girls-in-science
  6. https://www.weforum.org/reports/the-global-gender-gap-report-2018
  7. http://www3.weforum.org/docs/WEF_GGGR_2018.pdf

https://www.iit.it/it/home – Istituto Italiano di Tecnologia IIT

www.treccani.it

www.wikipedia.it

www.wired.it


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