Selecció, la nazionale di calcio boicottata.

di Giovanni Adamo

Selecció, el equipo nacional boicoteado

La Selecció Catalana, detta anche Selecció de Barcelona e XI Catalan, è la Nazionale di calcio della Catalogna. Essa è tutelata, infatti, dallaFederació Catalana de Futbol (FCF) sebbene quest’ultima non risulti affiliata alle più importati federazioni come la FIFA e la UEFA.

A dispetto del suo carattere non ufficiale, la Selecció,nata dalle prime selezioni miste di atleti di Barcellona ed Espanyol, dal 1904 ad oggi,ha disputato circa 200 partite contro diverse squadre nazionali, regionali e di club, alcune delle quali in piena Guerra Civile per finanziare i repubblicani, altre, invece, in scenari eccezionali, riuscendo a portare in campo alcuni dei giocatori più forti del mondo come Kubala e Di Stéfano. Il 2 febbraio 1912 rappresenta la data dell’esordio internazionale, in un match giocatosi a Parigi contro Les Bleus, vinto nettamente dai padroni di casa per 7-0. Pochi mesi dopo, però, esattamente il 1º dicembre, i catalani si sono presi la loro rivincita, vincendo 1-0 a Barcellona.

Nel 1914 la Catalogna affronta l’Euskadi Selekzioa (selezione di calcio dei Paesi Baschi) per la prima volta, ma, la prima gara dal punteggio noto tra le due squadre risale, invece, al 3 gennaio 1915 al San Mamés di Bilbao, vinta dai baschi per 6-1.

La Selecció è diventata ancor di più un vero e proprio simbolo per i catalani a partire dal 1997, anno in cui, sull’onda di quanto fatto proprio dalla Nazionale dei Paesi Baschi, si è deciso di dare una connotazione ben precisa alla squadra, convocando soltanto giocatori catalani. Da quell’anno in avanti, infatti, la partita della XI Catalan rappresenta una sorta di rituale, un momento durante il quale viene data nuova linfa all’orgoglio catalano e alle sue tradizioni, ma, allo stesso tempo, una grande giornata di sport e di calcio, dato lo spessore delle nazionali arrivate nel corso degli anni in terra iberica: Argentina, Brasile, Colombia, Tunisia e Nigeria. Negli ultimi due anni, però, la tradizione si è interrotta e la trattativa per giocare un’altra amichevole con l’Albiceleste prima di Russia 2018 si è arenata troppo presto.

A 2 anni e 4 mesi dall’ultima volta in campo, il 25 marzo 2019 la selezione catalana ha giocato per la prima volta un’amichevole in una “finestra FIFA”, vincendo per 2-1 sul Venezuela e potendo sfruttare questa occasione in quanto non affiliata allaCONIFA (Confederation of Independent Football Associations è una federazione internazionale di calcio fondata nel 2013 alla quale sono affiliate squadre che rappresentano le nazioni, le dipendenze gli Stati senza un riconoscimento internazionale, le minoranze etniche, i popoli senza Stato, le regioni e le micronazioni non affiliate alla FIFA).

Grazie ai calciatori di un certo calibro presenti in Catalogna, è stato certamente più facile convincere la federazione venezuelana a mandare in campo i suoi pupilli. Oltre a Piqué, infatti, tra i convocati spiccavano Bojan Krkic, Oriol Romeu,Martin Montoya, Marc Bartra e Aleix Vidal. Ad essi avrebbe dovuto aggiungersi anche un certo Xavi Hernandez, ma l’attuale club dello storico metronomo del Barça, l’Al Saad, non ha dato il consenso al suo viaggio in Catalogna, facendo saltare anche la festa preparata in suo onore.

Non essendo appunto una federazione riconosciuta dalla FIFA, i singoli club sono autorizzati a poter negare la partecipazione all’evento dei propri tesserati. La medesima situazione si era già verificata in Spagna, e altri club della Liga, come Valladolid, Rayo Vallecano e Huesca avevano negato alla Selecció la partecipazione di Alcaraz, Masip, Alberto García, Álex Moreno Enric e Àlex Gallar, dando luogo ad un vero e proprio “sgarro politico”, a dimostrazione del fatto che il connubio tra sport e politica sia sempre un qualcosa di presente e “sottile”.

Un fatto che la Federació Catalana de Futbol, interpellata dal quotidiano spagnolo – El Pais – non ha voluto commentare, ma che conferma la delicatezza della situazione politica della Catalogna. Tornando indietro di qualche anno, Gerard Piqué, adesso capitano della Catalogna, aveva concluso la sua carriera con la maglia delle Furie Rosse da “separato in casa”, essendo, infatti, bersaglio di pesanti fischi in tanti stadi del Paese, proprio in virtù delle palesi posizioni indipendentiste esplicitate nei gironi del referendum:

“Sono e mi sento catalano. Sono orgoglioso dei catalani e del modo meraviglioso in cui si sono comportati durante il referendum, come del resto hanno fatto per tutti questi anni dove non c’è stato nessun atto di violenza. È dovuta intervenire la guardia civile…per fare quello che ha fatto. Quando si vota si può votare sì, no o scheda bianca, ma l’importante e votare. In questo paese per molti anni c’è stato il franchismo e la gente non poteva votare: questo è un diritto che si deve difendere”.

Concludendo, in merito alla nazionale spagnola, come di seguito:

“Credo di poter continuare a giocare nella nazionale spagnola, anche perché penso che molta gente in Spagna è contraria a quello che sta succedendo in Catalogna e crede nella democrazia. Però se l’allenatore o qualcuno della federazione crede che sono un problema o do fastidio non ho nessuna difficoltà a fare un passo indietro e lasciare la nazionale prima del 2018”.

Ad accompagnarlo in questa battaglia c’era anche l’attuale allenatore del Manchester City Pep Guardiola: “Indipendentisti arrestati? Difendono la libertà di espressione e ora sono in galera…”.

Relativamente all’ultima affermazione del maestro Pep, non possiamo non concordare con lui sull’importanza della libertà di pensiero, di espressione e di stampa, in quanto tratti fondamentali di un sistema democratico, aberrando ogni forma di violenza e promuovendo, invece, la tolleranza ed il rispetto reciproco.

Le leggi da sole non possono garantire la libertà di espressione; perché ogni uomo possa esprimere il suo punto di vista senza censura ci deve essere spirito di tolleranza nell’intera popolazione.” Albert Einstein

Ritengo opportuno sottolineare che il compito di chi scrive non è quello di prendere posizioni in merito ai temi trattati o di dire cosa sia giusto e sbagliato, bensì quello di raccontare, nella speranza di suscitare in Voi, cari lettori, un momento di riflessione su argomenti che ci stanno particolarmente a cuore come lo sport e la politica.

I filosofi, gli scrittori, gli artisti, persino gli scienziati, non hanno solo bisogno di incoraggiamento e di un pubblico: hanno anche bisogno del costante stimolo degli altri. È quasi impossibile pensare senza parlare. […] Se si elimina la libertà di parola, le facoltà creative inaridiscono.”
George Orwell

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