The Freewheelin’ Bob Dylan

di Pino Puglisi

Tornare la sera a casa dopo una giornata fuori e mettere un suo vinile permette di concludere in bellezza la giornata, bella o brutta che sia stata.

La prima volta che ho ascoltato una sua canzone, ne sono rimasto molto colpito. Credo sia uno dei suoi capolavori, ed è difficile rimanere indifferenti all’ascolto di Hurricane. Questo vinile di cui vi voglio parlare però non ha questa canzone al suo interno, ma tanti altri bei capolavori.

Secondo album in studio per Bob Dylan, quale miglior modo per approcciarsi alla sua musica? Già da qui si sente perfettamente la grandezza dell’artista. Siamo nel 1963 e Bob Dylan non è ancora Bob Dylan, per così dire. Però sta scrivendo: voce, chitarra acustica, a volte armonica a bocca. I suoi progressi sono notevoli. È giovane e inesperto rispetto ai cantanti folk della scena. Dylan se ne frega dei pilastri del folk, prende solo quel che gli serve. 

La prima traccia di “The Freewheelin’ Bob Dylan” si intitola Blowin’ in the wind, come non conoscerla? Ha dentro una saggezza inusuale per un ragazzo di 21 anni, la semplicità e la forza comunicativa dei grandi classici. Sono parole che rimarranno scolpite per sempre, facili da amare, un inno per generazioni di persone che si fanno le stesse domande sulla vita e la morte, la pace e la guerra, la schiavitù e la libertà, sapendo che “la risposta soffia nel vento”. Chi la sente capisce subito che Bob Dylan ha qualcosa, non è un imitatore. E lui si supera, subito. Va in giro con un foglio con su scritto il testo di una canzone interminabile dal titolo A hard rain’s a-gonna fall: strofe su strofe strane e visionarie che raccontano lo stato d’animo d’un paese che sta attraversando la crisi dei missili di Cuba, e molto altro.

Tredici brani praticamente perfetti, che partono dal folk per arrivare a uno stile del tutto personale e inimitabile. Dylan spezza le regole della canzone d’autore dell’epoca e si fa paladino delle masse, portavoce di una generazione ancora confusa ma presente. Ne è un esempio Masters of War, canzone di denuncia secca e precisa, una delle più belle canzoni di protesta mai scritta. “Avete causato la peggior paura che possa mai propagarsi. La paura di portare figli in questo mondo”, un atto di resistenza contro i padroni del mondo, animati dal solo amore per il profitto, un grido di rabbia contro le ingiustizie.

Non è facile focalizzarsi su un solo album di Bob Dylan tanti sono i capolavori scritti, ma questo è un ottimo punto di partenza per scoprire il vero Bob Dylan, le sue lotte e il suo originale punto di vista. Sicuramente conoscerete la canzone che vi lascio di seguito, ma è sempre il momento giusto per riascoltarla!

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