The irishman di Martin Scorsese

di Salvatore
Di Venti

Tempo di lettura: 2 minuti

Lingua originale: inglese, italiano
Paese di produzione: Stati Uniti d’America
Anno: 2019
Durata: 209 minuti
Rapporto: Widescreen
Genere: biografico, storico, drammatico, gangster
Regia: Martin Scorsese
Soggetto: dal libro di Charles Brandt
Sceneggiatura: Steven Zaillian

“Non ti rendi conto di quanto scorre veloce il tempo, finché non ci arrivi”

Queste le parole del vecchio Frank Sheeren (Robert DeNiro), uno dei protagonisti della pellicola. Una frase che nasce sicuramente dall’animo di Martin Scorsese, che con i suoi 77 anni di certo non è più un ragazzino. Ma nonostante l’età e la carriera il famoso regista ha deciso di mettersi in gioco e interfacciarsi direttamente con quello che sembra essere il nuovo modo di fare cinema.

La pellicola, infatti, è prodotta dalla potente piattaforma di streaming digitale: Netflix. Il colosso americano ha deciso di investire su quello che si dice possa essere l’ultimo lavoro di Scorsese. Dal canto suo il Maestro ha deciso di entrare nel digitale in compagnia di vecchi compagni di avventura quali Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci.

“The irishman” è la storia di un autista di camion, Frank Sheeren, che per arrotondare lo stipendio finisce per calpestare un terreno non del tutto legale. Il protagonista, dopo una serie di vicissitudini, si ritrova ad abbandonare del tutto la legalità finendo per diventare il “figlioccio prodigio” di Russell Bufalino capomafia di una grande famiglia malavitosa americana degli anni cinquanta.

La storia ci viene raccontata direttamente da Frank, attraverso l’utilizzo di flashback, che ormai anziano ricorda il viaggio intrapreso con Russell Bufalino anche lui “nell’età degli acciacchi”. Il tragitto ha come fine ultimo una “ visita di cortesia” al vecchio amico Jimmy Hoffa che non si era comportato benissimo.
Da qui gli avvenimenti vengono ricostruiti attraverso un intreccio di ricordi dei due, insomma una sorta di ricordo dentro il ricordo.

A parer mio nulla da capire, nulla da estrapolare da questo film. Durante la visione si resta attaccati allo schermo, ad osservare i personaggi che si illudono di essere giganti e non capisco di essere soltanto piccoli uomini, burattini di un sistema che fa vittime anche loro stessi che dedicano la loro vita a denaro, tradimenti, alleanze e rivalità mettendo da parte anche i più cari affetti. Tutto questo senza mai accorgersi che il tempo è il vero sovrano, che scorre inesorabile anche per coloro che credono di avere in mano il mondo.

Frank ha pagato a caro prezzo gli orrori commessi, perché c’è sempre un prezzo da pagare, che non lascia spazio a rimorsi o rimpianti, ma solo la rassegnazione di ciò che si è perso e la tristezza di una memoria criminale.

Quello che più facilmente facciamo di fronte ad ingranaggi apparentemente immutabili è accettare “it is What it is” (è quello che è).

Rispondi

Chiudi il menu
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: