THE PLACE di Paolo Genovese

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di Salvatore Di Venti

Lingua originale: italiano
Paese di produzione: Italia
Anno: 2017
Durata: 105 min
Rapporto: 2,35 : 1
Genere: drammatico, noir
Regia: Paolo Genovese
Soggetto: The Booth at the End (serie TV)
Sceneggiatura: Isabella Aguilar, Paolo Genovese

The Place è un adattamento cinematografico della serie televisiva statunitense “The Booth at the End” ed è interpretato da: Marco Giallini, Alessandro Borghi, Sabrina Ferilli, Giulia Lazzarini, Vinicio Marchioni, Valerio Mastandrea, Silvio Muccino, Rocco Papaleo, Vittoria Puccini e Alba Rohrwacher.

TRAMA

Un gruppo di sconosciuti scende a patti con un uomo senza nome, che sembra avere il potere di far avverare un loro desiderio, in cambio di un compito da portare a termine che egli ogni volta assegna consultando la sua agenda. Nessun compito tra quelli che l’uomo va ad assegnare è impossibile, ma ognuna delle sue richieste implica di andare contro dei principi etici e morali.

 IL FILM PER ME

È interamente girato all’interno di un piccolo bar, con le telecamere concentrate a riprendere in particolare il posto a sedere occupato da Valerio Mastandrea nel ruolo dell’uomo senza nome e identità.
Nonostante il comodo lavoro, il protagonista mostra chiari segni di stanchezza: un volto stanco, di chi sembra non abbia dormito tutta la notte; una voce tenue e triste, capace di far breccia nelle anime delle persone, e un’agenda, con la quale sembra avere un legame indissolubile. Questi gli elementi su cui lo spettatore si concentra maggiormente all’inizio, trascurando invece le caratteristiche, forse perché invisibili agli occhi, che delineano il carattere degli altri protagonisti, di cui il mondo è pieno e che spesso facciamo fatica a comprendere e analizzare.

Ad esempio, l’ingenua follia e ossessività protettiva di Papaleo, l’innocenza che sa far male della Rohrwacher, la disperazione di Marchioni, il cinismo della Puccini, la fragilità nascosta di Muccino, la rabbia calma di Borghi, la determinazione di uno sconfitto Giallini e così via.

In questo film c’è quasi tutto e sceneggiature, dialoghi e fotografia fanno un bellissimo lavoro per guidare all’interno di tutto questo lo spettatore, aiutandolo a essere più introspettivo e a vedere anche ciò che gli occhi non vedono e che spesso passa in secondo piano o viene analizzato in maniera sbagliata o superficiale. 

Un pellicola consigliata a chi è capace solo e soltanto di giudicare le azioni degli altri, ti sveste da moralismo e giudizio facile e ti costringe a indossare vestiti più scomodi.

CONSIDERAZIONI PERSONALI 

Mi sono sempre chiesto cosa potesse passare nella mente di un uomo che ha commesso un’ingiustizia, la risposta più facile che mi è venuta in mente è stata:
è pazzo, è dalla parte del diavolo, ecc…;
insomma avevo attribuito a quell’individuo una malvagità innata, come se a partorirlo fosse stato il diavolo in persona, considerando quindi quest’ultimo il vero responsabile, il vero carnefice.
Sottovalutavo però il nostro cuore, la nostra mente e il nostro continuo ed egoistico bisogno di soddisfare tutti i nostri desideri ad ogni costo trasformando il diavolo in vittima dei nostri lati oscuri, utilizzandolo come fonte per sfamare la nostra bramosia di un mondo perfetto ai nostri piedi, sciupando quel poveretto che ha il solo potere di assorbire i mali di ognuno di noi, permettendoci di realizzare i nostri desideri e portando il fardello di un nome non suo, ma nostro.

Il diavolo specchio della nostra anima.

FRASE CHE MI PIACE

“Cosa saresti disposto a fare per ciò che desideri?”.
Non chiedetevelo, il prezzo è sempre troppo alto. E spesso, lo avete già.

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