Un altro giro di giostra – Tiziano Terzani

di Amalia

Un altro giro di giostra

Tiziano Terzani, Longanesi&c, 2004

Il cancro, è da qui che parte il viaggio di questo libro. Tragedia, direte, invece no, queste pagine non hanno nulla di tragico.

Forse sarebbe più appropriato parlare di malattia, darle un non so che di generico, in modo da rappresentarla solo come un elemento disturbante all’interno di questo sistema-corpo che ci portiamo dietro continuamente e che riesce così bene a essere motivo di gioie estreme e di interminabili conflitti.

Bene, a mio avviso, di fronte a un elemento disturbante le reazioni possibili e più ovvie sono due: la cara e vecchia fuga o la altrettanto cara e vecchia lotta. Lo scacco di queste pagine è che Terzani ne trova una terza che ho difficoltà a definire. Potremmo dire che va via ma non fugge, è diverso, perchè in un certo senso lotta ma la sua è una lotta quasi senza scontro.  

Insomma parte, da solo, lontano, lontanissimo.

Dagli Stati Uniti al Tibet, di passaggio in Italia per arrivare in India.

Un altro giro di giostra è il racconto di questo viaggio e l’autore, giornalista e reporter fotografico da sempre alla scoperta del mondo, dotato di una capacità di osservarlo fuori dalla norma, con queste pagine rivolge la sua attenzione a quello che ha intorno, ma accompagnato sempre da questo qualcosa in più, di malsano, che si porta dentro.
Fin da subito Terzani però ci svela: “dopo un po’ il viaggio non era più in cerca di una cura per il mio cancro ma per quella malattia che è di tutti: la mortalità.”

Con questo cavillo, non da poco, si comprende la vastità e la ricchezza delle riflessioni che nascono da questo percorso.

Dai racconti tibetani che narrano degli uomini come combinazione inscindibile di corpo, mente e spirito, fino a parlare dell’arte e del suo essere cura e bussola, per continuare con “L’America che ci avvelena con la sua cultura globalizzata dell’ultramaterialismo e l’America che ci offre come antidoto la sua controcultura spirituale della new age. A noi tocca consumare: o l’uno o l’altro. Meglio ancora, tutti e due. L’irrazionale come soluzione allo strapotere della ragione elimina le ultime tracce di buon senso. E la fine del buon senso è la fine della libertà.”.

Tiziano Terzani in queste pagine riesce a rimanere di una lucidità senza pari e allo stesso tempo a non perdere mai la poesia nello sguardo che pone sul mondo.

È una penna, la sua, di un giornalista sapiente, è una penna di chi è abituato a scrivere per farsi comprendere profondamente. Non nasconde nulla, non lascia intendere nulla, narra attraverso testimonianze e aneddoti una realtà fatta di paurose macchine inietta chemio e di ashram colorati. È una penna che non vuole convincere nessuno a schierarsi a Oriente o a Occidente, ad adottare il pensiero di uno o dell’altro lato del mondo, ma che riesce a convincere con carisma e convinzione che questo altro giro di giostra insieme a lui è valso assolutamente la pena di farlo.


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