Un video leggerissimo. O forse no!

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di Martina Marotta

Passeggiando per i vicoli, visualizzando una storia su Instagram, in attesa al semaforo dal finestrino accanto, insomma, ovunque, ci sarà capitato di sentire una Musica leggerissima, un’eco dal Festival di Sanremo scritta e cantata dai due cantautori siciliani Colapesce e Dimartino.

Musica leggerissima è una canzone travolgente, apparentemente leggera, ma che a ogni ascolto svela sfumature di significati, metafore e stati d’animo diversi, tanti quanti ne presenta il video. A tal proposito, credo che il racconto per immagini meriti un’analisi, a evidenziare il forte legame tra parola e visione e quanto sia proficua la conoscenza dell’Arte per creare altra Arte, e per questo il merito va alla produzione siciliana Ground’s Oranges e al regista Salvo “Zavvo” Nicolosi.

Sin dalla prima visione si evince che il video è stato realizzato all’insegna della staticità: i personaggi vengono messi in risalto su uno sfondo che appare piatto come nei meme che siamo abituati a vedere sul web, eppure le inquadrature e i movimenti degli attori sono così ben scanditi che l’occhio gode del ritmo, come del resto l’orecchio!

Il video si apre con una formula che conosciamo tutti e riguarda proprio il Festival: il presentatore di Sanremo, affiancato da due vallette, presenta i cantanti e il direttore d’orchestra. Ecco però l’imprevisto: uno spettatore su una balaustra minaccia di suicidarsi e il conduttore riesce a fargli cambiare idea, accogliendolo in un abbraccio, tra applausi ed elogi. Vi ricorda qualcosa? Si tratta dell’episodio che ha segnato l’edizione del Festival del 1995, ovvero del tentato suicidio di Pino Pagano sventato da Pippo Baudo.

I riferimenti all’evento nostrano non finiscono qui. Tra le inquadrature al cimitero, spicca su una lapide il muso di un cane talvolta associato a un volto, di nome Peppe. Il collegamento è immediato. In effetti, quanto ci manca l’assiduità della frase rituale «dirige l’orchestra il maestro Peppe Vessicchio» prima delle esibizioni?

La maggior parte dei personaggi è sottoposta a un mutamento nel corso del video: il direttore d’orchestra diventerà Dio così come le presentatrici diventeranno influencer, mentre due uomini di colore passeranno dal coltivare i fiori al distruggerli. Un personaggio che invece non muta e che ha una grande rilevanza è la donna dagli occhi verdi col viso incorniciato da un copricapo nero, stesso colore della lunga tunica che indossa. La memoria visiva ci riporta alla personificazione della Morte presente nel film Il settimo sigillo (I. Bergman, 1957) che, in una delle scene più iconiche, siede col protagonista per giocare a scacchi. Nel video di Musica leggerissima, la Morte, alias dolore o disperazione, è una presenza costante che talvolta richiama alcune importanti opere: il primo parallelismo si può instaurare con la Pietà di Michelangelo (1497-1499), in cui Maria sorregge il corpo morto di Cristo così come la Morte cammina con uno scheletro adagiato sulle braccia, muovendosi sullo sfondo di un paesaggio arido. Il secondo riferimento visivo si può rintracciare nell’iconografia dei personaggi biblici di Salomè e Giuditta, rappresentate solitamente a figura intera con una testa mozzata in mano, relativamente di Giovanni Battista e Oloferne. Con queste citazioni d’arte figurativa si enfatizza il dramma della morte e le sfumature di dolore a essa associate, smorzata nel video dall’aggiunta del pavimento a scacchi sia nel supermercato che nella pista da ballo in cui i cantautori si esibiscono con uno stacchetto diventato ormai un tormentone. Dato il periodo di crisi che stiamo vivendo su più piani da più di un anno, questo contrasto delle citazioni che rimandando al film di Bergman mi fa venire in mente la frase del film Jo Jo Rabbit (T. Waititi, 2019) in cui la madre Rosie dice al figlio Johannes: «Dobbiamo ballare per mostrare a Dio quanto siamo grati di essere vivi!». Ecco che i passi di danza dei due cantanutori siciliani sulle mattonelle bianche e nere sembrano un inno alla speranza, un inno a non pensare alla partita a scacchi con la Morte con cui facciamo i conti ogni giorno.

Procedendo, si nota nello sfondo di un’inquadratura, un quadro stile Rococò del 1767: è L’altalena di Jean-Honoré Fragonard, a cui viene sovrapposta la parola mindfulness, parola oggi associata alla pratica della meditazione e che, in senso ampio, invita alla consapevolezza dell’hic et nunc, qui e ora. Un accostamento contrastante quello tra la parola che invita a esserci e la frivolezza che ci comunica il quadro, per cui, secondo l’interpretazione più diffusa, mentre una nobildonna in abito rosa si dondola su un’altalena spinta dal marito, perde una scarpetta che cade in direzione dell’amante seminascosto. Ai posteri la meditazione su questa associazione, per restare in tema!

Numerosi sono i riferimenti cristologici-religiosi, rintracciabili nel rosario tenuto in mano dalle donne anziane, nell’insegna della farmacia, nel presentatore con la corona di spine in testa sovrastato dai microfoni dei giornalisti, che, oltre a restituirci l’icona di Cristo con i correlati significati dell’episodio della coronazione, visivamente ricorda anche la desiderata Malena di Tornatore assediata dagli accendini degli uomini del paese che non riuscivano a resisterle. Un richiamo tematico inerente che sarà sicuramente saltato all’occhio dei siciliani e dei turisti più attenti è la Madonnina bianca posta nel cornicione di un edificio col volto rivolto al cielo: una riproduzione della scultura realizzata nel 2002 dall’artista Alfredo Romano e intitolata Cielo, posta in via Santa Lucia alla Badia a Siracusa,.

Nel complesso, la cura per la riproduzione di alcuni quadri ricorda molto l’attenzione per l’arte figurativa del regista Peter Greenway mentre la scelta cromatica ricorda il gusto di Wes Anderson.

I dualismi sono i protagonisti onnipresenti nel video tra riso e tristezza, guerra e pace, sacro e profano, dimensione reale e onirica, luoghi chiusi e luoghi aperti, essere o apparire.

A fronte di queste visioni, il testo di Colapesce e Dimartino è sicuramente stato un ottimo copione di partenza per la ricchezza di contenuti visivi. Ma v’è un contenuto che a parer mio merita più attenzione poiché è entrato in sordina nella nostra cultura ma già produce parecchio rumore, udibile e visibile. Il 10 aprile 2019 è stata pubblicata per la prima volta la foto di un buco nero. La vicenda ha suscitato stupore, probabilmente perché un’entità appartenente a qualcosa di così grande e in(de)finito come l’universo è stata catturata, assumendo i contorni di un oggetto visibile, non più astratto. Ricercando in campo musicale si può notare che da quella data la frequenza d’uso del termine “buco nero” è aumentata, e quest’anno con Musica leggerissima il buco nero ha conquistato il palco dell’Ariston. Il motivo per cui credo che il suo valore concettuale accrescerà è dato dal fatto che di certo le scoperte in merito a questo corpo celeste proseguiranno e con queste le relative metafore artistiche, che porteranno alla saturazione dell’immaginario collettivo. La prova è arrivata proprio di recente: è del 24 marzo 2021 la pubblicazione della foto del campo magnetico intorno al buco nero. Pertanto, dato il successo della canzone, i due cantautori stanno contribuendo anche alla diffusione di questa immagine. Detto ciò, non resta che lasciarci ispirare dall’Arte per far risuonare armoniosamente la nostra orchestra interiore e gravitare leggerissimi.

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