Una vita in libri: la morte – Norwegian Wood di Haruki Murakami

di Aurora
Lo Porto

Tempo di lettura: 2 minuti

La morte non era più qualcosa di opposto alla vita. La morte era già compresa intrinsecamente nel mio essere, e questa era una verità che, per quanto mi sforzassi, non potevo dimenticare.

Inevitabilmente, alla fine di questo percorso, non poteva non esserci la morte, in attesa, un po’ come alle porte di Samarcanda.

Norwegian Wood, come avrete già intuito, è un romanzo triste e malinconico, scritto dal giapponese Haruki Murakami tra l’Italia e la Grecia sulle note di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, celebre album dei Beatles. Il protagonista è Watanabe, ha 37 anni e sta atterrando ad Amburgo a bordo di un Boeing 747. Dagli altoparlanti dell’aereo parte Norwegian Wood dei Beatles e Watanabe inizia a rivivere, in un lungo flashback, i fatti di 18 anni prima.

Il Watanabe che emerge dal racconto è un ragazzo alla ricerca del proprio posto nel mondo, un moderno Holden Caulfield diviso tra due figure femminili tra le quali è incapace di scegliere.
Nel disperato tentativo di districarsi in un mondo in cui falsità e superficialità la fanno da padrone, Watanabe si stringe quanto più gli è possibile ai suoi pochi ma fondamentali affetti.
Il corso degli eventi però sarà impietoso: la morte, il senso di impotenza e la solitudine saranno le costanti della vita del protagonista e i cardini del romanzo stesso.

A volte ho l’impressione di essere diventato il custode di un museo. Un museo vuoto, senza visitatori, a cui faccio la guardia solo per me.

La morte, pur permeando ogni pagina del romanzo, non è percepita nella sua accezione più tragica: sconvolge esistenze e cambia il corso degli eventi, ma è comunque parte integrante della vita, non un qualcosa che a questa si contrappone o ne è estranea. 

È interessante anche, in relazione alla cultura giapponese, il numero cospicuo di suicidi nel libro, che non è semplicemente un modo di rendere tragica la trama e la storia del protagonista. Il tasso di suicidi in Giappone è infatti effettivamente molto alto, circa 15 ogni 100.000 abitanti per anno, quasi tre volte rispetto al dato italiano. Questo dato dipende anche dal fatto che il suicidio non è condannato moralmente dalla società giapponese, ma, al contrario, è considerato un modo onorevole di porre fine alla propria esistenza.

Nel pieno della vita tutto ruotava attorno alla morte.

Norwegian Wood non è un romanzo gioioso, non è un romanzo leggero. Offre un punto di vista diverso sulla morte, frutto di una cultura molto distante da quella occidentale e già, solo per questo, credo meriti una possibilità.

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