Una vita in libri: la terza età – La versione di Barney di Mordecai Richler.

di Aurora
Lo Porto

Tempo di lettura: 2 minuti

Si può provare simpatia, empatia addirittura, per un uomo sboccato, dissoluto, immorale, alcolizzato e bugiardo? La risposta è sì, a patto che l’uomo in questione sia Barney Panofski.

“Leggevo dalla mattina alla sera, questo sì, ma prendereste una bella toppa se lo consideraste un segno di spessore umano. O peggio, di sensibilità.”

Il libro di questo mese è la fittizia autobiografia di un anziano Barney Panofski smemorato, è evidente dalle prime pagine, in maniera anomala. I ricordi della sua vita dissoluta non seguono una linea spazio-temporale coerente, si salta avanti e indietro negli anni, da Montreal a Parigi in modo brusco e quasi illogico.

È dura all’inizio: Barney ti mette di fronte a un ragguardevole numero di fatti della sua vita in medias res, ti parla di persone che non hai neppure una vaga idea di chi siano, dando per scontato che tu questa idea ce l’abbia, fa riferimento a fatti non noti al lettore e ogni tanto si chiede: come si chiama quell’arnese per versare la minestra?”. Il mestolo è quella prima macchiolina sfocata, il primo indizio messo lì per dirti che l’uomo che sta battendo a macchina questo manoscritto non è solo uno stronzo noncurante, troppo egocentrico per preoccuparsi di far capire quanto scrive ai suoi lettori. Barney è un uomo anziano e oggi è il mestolo, domani saranno i sette nani, il giorno dopo sarà un indirizzo, e via via la sua memoria sarà sempre più “un caleidoscopio fuori fuoco”, come egli stesso scrive.

È dura a metà: non ti piace Barney, non può piacerti con la sua meschinità, la sua noncuranza, i suoi rancori. Non ti piace il Barney narrato ma ti affezioni al Barney narrante. È qui che inizi a provare simpatia: «Non sarà un santo, ma chi lo è?»  ti chiedi «Almeno lui è onesto abbastanza da ammetterlo».  Non è cambiato, la vecchiaia non lo ha addolcito, ma è un uomo pieno di rimpianti per quanto ha perso e poi continua a chiederselo, “come si chiama quell’arnese per versare la minestra?”. E tu ti ritrovi a pensare che, forse, se riuscirà a ricordarlo, allora la sua amata Miriam lascerà Blair per tornare da lui e tutto andrà per il verso giusto.

È dura alla fine: non va tutto per il verso giusto, perché diciamocelo, la terza età non è sempre quella cosa bellissima che stai sotto un portico a giocare a briscola e leggere il giornale, è soprattutto protesi all’anca, pisciatine notturne, rimpianti e funesti esiti diagnostici.

Potrebbe non sembrare esattamente invitante, me ne rendo conto, ma se cercate un libro che riesca a smontarvi ed emozionarvi in un modo davvero inaspettato, rendete lode a Mordecai Richler e correte in libreria.

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