Under the wire – MondoVisione

di Salvo Balistreri

“Fatico a chiamarla guerra, ho visto tante guerre ma questo era un massacro”.

Under the wire è un film di Chris Martin che racconta la tragedia della città siriana di Homs dove i civili, intrappolati nelle loro case, subiscono bombardamenti costanti da parte del regime di Al-Assad, isolati e senza possibilità di accedere a cure mediche, cibo e acqua.

Il film-documentario è ambientato nel 2012, durante l’ultima missione della leggendaria corrispondente di guerra del Sunday Times Marie Colvin e del fotoreporter Paul Conroy. Il governo siriano nega il permesso d’accesso ai due giornalisti nel Paese, non ha nessuna intenzione di mostrare lo scempio che accade in quelle terre e, anzi, è pronto a uccidere chiunque voglia documentarlo. Dopo due settimane trascorse a Beirut, a cercare contatti, Colvin e Conroy decidono di entrare illegalmente in Siria attraverso le montagne libanesi. Dopo un difficile viaggio di 3 giorni riescono ad arrivare a Homs attraverso un tubo, arteria principale che rende possibile la sopravvivenza della città poiché permette il passaggio dei beni di prima necessità, seppur scarsi. Infine, arrivano al “media center”, un edificio sgangherato dove alcuni attivisti documentano il massacro.

Un film forte, intenso e complesso. Lo spettatore perde il fiato, le immagini sono schiette e non sempre è semplice reggere lo sguardo. Il ritmo è quello di un thriller. Due settimane in cui i due sono gli unici giornalisti occidentali in zona e sentono il dovere di raccontare quel mondo, quei feriti, quei corpi, gli “ospedali da campo” costretti a lavorare soltanto con i kit di primo soccorso. La guerra non è accennata ma messa a nudo, penetra negli occhi dello spettatore, le immagini colpiscono dritto e forte lo stomaco e urlano l’ingiustizia e la crudeltà dell’uomo.

Marie e Paul vengono raggiunti dalla giornalista Edith Bouvier e dal fotografo Rémi Ochlik. Il giorno seguente, però, l’esercito siriano individua e bombarda il media center uccidendo Marie e Rémi e ferendo gravemente gli altri due.
Un film importante che sottolinea le atrocità di cui è capace l’uomo e l’importanza del giornalismo. Solo tramite il duro lavoro e il sacrificio, in questo caso estremo, l’informazione può svelare le brutture del mondo, farsi testimone di ciò che accade e sensibilizzare l’opinione pubblica. Affinché la storia non si ripeta, per un futuro migliore.

Marie Colvin è stata una dei miti del giornalismo sui campi di guerra: dall’Africa al Medio Oriente, dalla Cecenia al Kosovo. Nonostante avesse già perso un occhio in una delle sue missioni, non le sono mai venute meno la voglia e la passione per il suo lavoro. La sua benda è diventata iconica, le sue parole hanno raccontato le tragedie degli uomini, delle donne e dei bambini. Una donna che voleva raccontare la storia, dal lato degli ultimi.

Per usare le sue parole:
“Voglio raccontare la storia di tutti. Non sono numeri!”.

Rispondi

Chiudi il menu
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: