Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità

Salvatore
Di Venti

Titolo originale: At Eternity’s Gate
Lingua originale: inglese
Paese di produzione: Stati Uniti d’America, Francia
Anno: 2018
Durata: 110 min
Genere: biografico, drammatico
Regia: Julian Schnabel
Sceneggiatura: Jean-Claude Carrière, Julian Schnabel, Louise Kugelberg
Produttore: Jon Kilik

Eccoci di fronte a una vera e propria tela cinematografica sulla quale il regista statunitense Julian Schnabel dipinge un’inconsueta scena, quella della vita emotiva, artistica di Vincent van Gogh.

Più che un film biografico credo si tratti di proiezioni su grande schermo delle emozioni, delle impressioni e dei pensieri del pittore olandese alle prese con le proprie opere e con i rapporti con i propri colleghi, reso possibile dall’uso abbondante dei primi piani e dai lunghi e potenti dialoghi tra i protagonisti.

Per dipingere queste scene il regista sceglie, a mio parere, l’unico pennello capace di realizzare un’opera di tale pregio, un pennello che ha nome e cognome: Willem Dafoe, attore statunitense candidato all’Oscar come miglior attore proprio per la sua magistrale interpretazione di Van Gogh.

Guardando il film, grazie anche alla straordinaria somiglianza fisica di Dafoe con il pittore, mi è capitato spesso di dimenticare di esser seduto sulla poltrona del cinema a guardare il grande schermo e ho avuto l’impressione di aver davanti proprio lui, Vincent van Gogh.

A mio parere Schnabel riesce nel suo intento, catapultando lo spettatore dentro la vita del pittore. Proprio come me, vi capiterà infatti di immedesimarvi nel migliore amico di Vincent, il pittore Paul Gauguin o nell’amato fratello Theo, e vi rattristerete ogni volta che egli si rivolgerà “a voi” tirando fuori tutto il suo profondo malessere, la sua logorante disperazione, ma gioirete quando vi donerà attimi di luce e libertà mostrandovi una sua opera intrisa di accesi colori, campi di grano e cipressi monumentali, giardini selvatici e bellissimi fiori, impressi su quelle tele con pennellate veloci, forti e nervose, che però lo condanneranno alla solitudine.

Alcune volte il nostro cuore e la nostra mente sono gelosi del valore di un sogno in cui crediamo e cercano di preservarlo rendendolo invisibile agli occhi degli altri, mostrandolo solo dopo la nostra morte.


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