La fabbrica del vinile. Led Zeppelin-IV

Eccoci arrivati al quarto appuntamento. È successo un po’ tutto per caso quando ho iniziato a curare questa rubrica di musica, mi hanno chiesto “Ogni quanto vuoi uscire?” nella mia testa pensavo… “Bho… intanto ho scritto questo articolo, poi se ne parla…”, però dovendo  dare una risposta e ho deciso di pubblicare ogni due settimane e adesso ho questo impegno, arrivato un po’ per caso e un po’ perché me lo sono cercato io, onestamente, ancora una volta l’associazione Terra Matta da l’opportunità di avere delle occasioni tra le mani, occasione di crescita, di responsabilità, di svago, di divertimento che diversamente non avresti

Con questa “scusa” sto apprezzando ancora di più il mondo della musica, mi informo sui piccoli dettagli e provo a creare curiosità per ascoltare un nuovo album o riprendere l’ascolto di uno vecchio; ed eccoci, quindi, al quarto appuntamento. Ho voluto fortemente aspettare questo momento, per parlare di un gruppo che risulterebbe riduttivo chiamare così, forse sarebbe più giusto chiamarli Dei del rock, senza voler esagerare… Led Zeppelin IV… Potrei anche non continuare a scrivere e fermarmi qua, perché basta nominarli ed è già abbastanza.

Quarto album in studio pubblicato nel lontano 1971 senza un titolo ufficiale, il sound dei Led Zeppelin è inconfondibile, bastano poche note per riconoscerli, grazie alla voce di Robert Plant, alla chitarra elettrica di Jimmy Page, al basso di John Paul Jones e la batteria di John Bonham, mostro sacro e inimitabile. In questo album è possibile riscontrare la smania di perfezionismo, ansiosi di portare a compimento il loro “disco perfetto”, la band decide di non indicare né nome, né titolo nella copertina dell’album in netto contrasto con i dettami del marketing musicale dell’epoca. Otto brani dalle sonorità hard-rock, blues, country-folk che si riversano in un album storico. Si inizia con l’urlo selvaggio di Robert Plant in “Black Dog”, impreziosito da un melodico virtuosismo di chitarra che ben si amalgama all’ asimmetrico incalzare della batteria di Bonham, con variazioni ritmiche spettacolari. È proprio la batteria di John a iniziare un altro storico e pazzesco brano, “Rock And Roll”. Si passa ad un mix di chitarre acustiche e mandolini in “The Battle of Evermore” a confermare la maestosità di un genere unico creato da loro stessi, fino ad arrivare al capolavoro per eccellenza “Stairway to Heaven”, conosciuto da tutti, forse inflazionato, ma che, in ogni caso, ad ogni nuovo ascolto ti lascia sempre a bocca aperta. C’è pure una leggenda dietro questa canzone, si dice che ascoltandola al contrario è possibile sentire un messaggio satanico. Chissà se è vero, ma di sicuro arricchisce ancor di più la curiosità e il misticismo di questo gruppo. Si passa al lato b del vinile con la rockeggiante “Misty Mountain Hop”, “Four Sticks”, “Going to California” e per concludere “When the Levee Breaks”, altro capolavoro curato nei minimi dettagli, in cui spiccano gli incastri tra chitarra e batteria che ti si fissano in mente indelebilmente.

Ultima curiosità: per la registrazione di questo brano Bonham voleva ottenere dei riverberi particolari, per fare ciò posizionò la sua batteria vicino a una scala con i microfoni posizionati a diverse altezze. Non resta che ascoltare tutto d’un fiato questo fantastico album.

IMG_20180420_092403.jpg

 

Rispondi

Chiudi il menu
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: