La fabbrica del vinile. Rino Gaetano-Mio fratello è figlio unico

Ecco che arriva il dovuto momento di mettere un po’ in luce la musica italiana, avevo in mente diversi artisti, ma alla fine ho scelto Rino Gaetano. Ritengo sia un musicista che bisogna conoscere fino in fondo, da un primo ascolto spensierato può sembrare un po’ “cazzone” con i suoi testi semplici e divertenti, ma ad un ascolto più attento si riesce a cogliere la satira graffiante, sempre dalla parte dei più deboli e degli sfruttati.

Così che vado dal mio pusher di vinili di fiducia e mi dirigo diritto all’album “Mio fratello è figlio unico”, il secondo di Rino Gaetano che risulta ancora attualissimo dopo ben 42 anni. Si inizia proprio con la famosissima canzone che dà il titolo all’album, pianoforte e cori in primo piano, simbolo della denuncia sociale e dell’animo politico di Gaetano “mio fratello è figlio unico perché è convinto che esistono ancora gli sfruttati malpagati e frustrati”. L’album scorre veloce, con quella spensieratezza che ti aiuta ad affrontare con il sorriso le giornate, con quella enorme potenza che solo la musica riesce ad avere, che riesce a cambiare colore alle giornate più grigie.

“Sfiorivano le viole” si fissa in mente con il suo ritornello, divisa in due parti: una prima parte delicata e romantica e una più ritmata in cui l’amore descritto nella prima parte attraversa la storia tra il Marchese La Fayette, Otto von Bismark, Michele Navaro e Mameli. Arrivano in serie “Glu Glu” al limite del non sense, ma molto divertente, e “Cogli la mia rosa d’amore” in cui si invita a godere dei momenti felici della vita, come le feste di paese o l’estate e ad amarsi.

Si passa al lato B del vinile e si inizia con un classico intramontabile, suonato in ogni dove, “Berta filava”, ma ci avviciniamo già verso la fine dell’album che cambia faccia con “Rosita”, la droga che incontra Rino che gli fa cambiare vita e gli fa perdere il senso della stessa. “Al compleanno della zia Rosina” diventa una canzone quasi profetica, Rino immagina la sua morte “vedo già la mia salma portata a spalle da gente che bestemmia, che ce l’ha con me”. Si chiude con un brano non molto conosciuto “La zappa… Il tridente il rastrello la forca l’aratro il falcetto il crivello la vanga” sembra proprio una filastrocca. Nonostante il cambiamento di contenuti, più tristi in questa ultima parte, Rino ha sempre quella unica ed immensa capacità di dare una lezione di vita a tutto tondo con il suo sorriso e con la sua musica. 

Pino Puglisi

mde

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