Vivi si muore – The zen circus

di Pino Puglisi

Era da tempo che aspettavo un loro vinile, volevo a tutti i costi “Nati per subire”, l’ho cercato un po’ ovunque, ma niente…poi all’improvviso arriva un nuovo album per festeggiare i vent’anni di carriera e preso dall’istinto lo compro subito! Sentivo la necessità di parlarvi proprio di loro. Nonostante io non sia un amante delle raccolte, soprattutto quando si parla di vinili, ho visto che le canzoni contenute racchiudono perfettamente il loro percorso di questi ultimi vent’anni. Ascoltare questo album dei The Zen Circus è un ottimo modo per approcciarsi a loro, per entrare nel loro mondo, e piano piano vi renderete conto del loro grande valore artistico.

Un gruppo fuori dagli schemi, diretto, che dice quello che vuole senza farsi alcun problema, ruvido, con le chitarre graffianti del “Maestro” Pellegrini e di Appino, chitarra e voce del gruppo dal timbro unico,  con la batteria di Karim Qqru minimale ma potentissima e per chiudere il basso di Ufo, puro divertimento.

“Vivi si muore” è il titolo della raccolta, è tratto dalla canzone “Viva”. Si raccontano piccole storie di provincia dove il dolore si confonde con le lacrime di gioia. Si inizia proprio dall’ultima esperienza fatta a Sanremo, contestabile per i più puri ma perfettamente in riga con il loro percorso; senza perdere la loro identità si presentano con una canzone priva di ritornello, un puro azzardo per il tipico pubblico del festival,  che richiede necessariamente un ascolto approfondito e non distratto per poterla apprezzare a pieno.

Dopo i due inediti si percorre la lunga strada degli Zen fatta da undici album e migliaia di concerti in giro per l’Italia, ma è proprio dal vivo che, come sempre, si apprezzano i gruppi più puri. Il circo zen dal vivo mette in atto un vero spettacolo, semplice ma molto incisivo. Se ripenso a quando li ho visti dal vivo per la prima volta. Ho impressa l’immagine del batterista Karim che abbandona la classica batteria per suonare la Washboard (tavola per il bucato) messa al collo, tipicamente usata dagli artisti di strada (del resto hanno proprio iniziato così), adattata in maniera tale da produrre suoni musicali adeguati percuotendo, a mano nuda oppure con le dita ricoperte da un ditale, la base piatta inframezzata da scanalature.

Le canzoni che ripercorrono i loro vent’anni scorrono veloci, si arriva agli esordi con dei classici che sicuramente vi entreranno in testa, da quel momento in poi sorgerà spontanea la curiosità di andare a spulciare i loro album, i loro testi e la loro musica, ma… per concludere il percorso bisogna vederli dal vivo, non ve ne pentirete!

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