WHIPLASH di Damien Chazelle

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di Salvatore Di Venti

Titolo originale: Whiplash
Lingua originale: inglese
Paese di produzione: Gran Bretagna
Anno: 2014
Durata: 105 min
Genere: musicale, drammatico
Regia: Damien Chazelle
Sceneggiatura: Damien Chazelle
Produttore: David Lancaster, Michel Litvak, Helen Estabrook, Jason Blum

Quando assisto a un concerto, le prime emozioni e sensazioni sono legate esclusivamente al ritmo e alla melodia dei brani, solo in seguito mi sposto ai musicisti e a quello che mi trasmettono suonando; da inesperto, mi capita spesso di giudicarli, e qualcuno sembra aver studiato di più, altri invece meno.

A volte, però, davanti ad alcuni musicisti, ritmo e melodia passano in secondo piano e i miei giudizi su tecnica e bravura sembrano non avere più spazio perché sono come ipnotizzato.
Da cosa? Occhi, espressioni, movimenti del musicista sembra raccontino la storia di come sono arrivati su quel palco (piccolo o grande che sia), come se le diverse note rappresentino i diversi stati d’animo all’interno di accademie, sala prove e studi di registrazione, e io semplicemente lì ad ascoltare e immaginare, affascinato e incapace di giudizio.

Una di queste tante storie immaginate e ascoltate è stata messa in scena da un ex musicista, il regista Damien Chazelle nel film Whiplash, vincitore di tre Premi Oscar: miglior sonoro, miglior montaggio e miglior attore non protagonista per l’eccellente prestazione di J. K. Simmons nei panni di Terence Fletcher, un esigente e temibile maestro di musica.

Andrew Neiman, interpretato da Miles Teller, è un giovane e ambizioso batterista jazz, il cui sogno è diventare il migliore musicista del conservatorio. Terence Fletcher, insegnante famoso per i suoi rigorosi metodi di insegnamento, scopre il talento del ragazzo e si impegna per aiutarlo a crescere e migliorare. Il giovane si impegna con dedizione, ma la continua ricerca della perfezione si trasforma in una tremenda ossessione in grado di rovinargli la vita.

Il paragone con Full Metal Jacket

Ho letto che in molti accostano la figura di Terence Fletcher e dell’accademia musicale a quella del sergente istruttore Hartman e del suo campo d’addestramento militare nel film Full metal jacket. Sono d’accordo con il paragone tra sergente e maestro, con metodologie differenti, uno lavora sulla forza per annientare le debolezze, l’altro mette in luce le debolezze per estrapolarne la forza.
Tuttavia non condivido il paragone tra divise militari e strumenti musicali. Forse perché ho sempre sostenuto che gli unici ordini che seguono gli artisti siano quelli dettati dal proprio cuore e da nessun altro, e che i maestri siano in questo caso solo una guida.
Certo, Andrew è spinto come un soldato dalla fame di successo e di gloria e mette a rischio anche la propria vita pur di raggiungere l’obiettivo, ma mentre lui placa la fame donandoti il cuore attraverso la musica, l’altro, il soldato, te lo strappa via con la violenza.

CONSIDERAZIONI PERSONALI

Film pieno di colpi di scena, ritmi sostenuti come quelli delle bacchette del nostro batterista protagonista, eccellente recitazione e interpretazione straordinaria degli attori, che sono riusciti a farmi immedesimare in quasi tutti i personaggi che girano attorno alla scena. E da questa immedesimazione, non potevano che scaturire alcune domande, con le quali voglio lasciarvi.

Bastano studi e sacrifici per il raggiungimento di un obiettivo?  Esiste il talento? E se esiste, cos’è esattamente? Il talento di un singolo individuo è percettibile da lui stesso? O è visibile solo agli altri? 

Io non riesco a capire se sono in possesso o no di qualche talento, di certo sono consapevole di possedere una grande forza di volontà nel portare avanti quello che più amo. Che sia forse questo un talento?

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