ZONA D’OMBRA di Peter Landesman

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di Salvatore
Di Venti

Titolo originale: Concussion
Lingua originale: inglese
Paese di produzione: Stati Uniti d’America, Regno Unito, Australia
Anno: 2015
Durata: 123 min
Rapporto: 2,39:1
Genere: drammatico, sportivo, biografico
Regia: Peter Landesman

Zona d’ombra racconta la vera storia del dottor Bennet Omalu, il neuropatologo forense che per primo ha scoperto la CTE (Encefalopatia traumatica cronica).

Onorificenze e complimenti spettano a medici e ricercatori che compiono importanti scoperte in campo medico e scientifico, ma cosa accade nella vita di questi quando la scoperta potrebbe danneggiare grandi colossi plurimiliardari, e ancor di più le nostre abitudini quotidiane?

Peter Landesman decide di mettere in scena la vita del dottore nigeriano Bennet Omalu, interpretato da Will Smith, dopo la scoperta della CTE, una malattia causata da forti e continui colpi ricevuti in testa. La patologia è stata individuata per la prima volta in occasione dell’autopsia al corpo Mike Webster, ex star del Football, trovato morto all’età di 50 anni.

Bennet approfondisce gli studi e le ricerche, arrivando a conclusioni scomode alla NFL (National Football League): gli urti causati dai violenti scontri tra i giocatori di football sono causa di scompensi cerebrali piuttosto gravi. Da spettatori vi troverete di fronte a una battaglia che vede opporsi lo scrupoloso medico sognatore, che grazie ai risultati della sua ricerca potrebbe ergersi a nuovo salvatore della Patria, contro quello che già da tempo in America è sinonimo di Patria, l’amato Football Americano. 

Un film troppo lineare senza una scala di emozioni, da vedere tutto d’un fiato insomma, che ha voluto evidenziare più che altro la tortuosa strada affrontata da Bennet per portare avanti la propria ricerca e mettere fine ai rischi che i giocatori corrono giocando questo violento ma affascinante sport.
Con un finale che credo sia semplicemente un invito a riflettere su cosa realmente significhi realizzare un sogno, vincere ed essere un eroe o una semplice soddisfazione personale?  Una luce tanto debole nel buio, ma forse basta per uscirne?
Gli eroi sono luce su quelle zone d’ombra a cui spesso i nostri occhi pigri non fatto attenzione.

Il football si continua a giocare, ma grazie a Bennet giocatori e spettatori di tutto il mondo sono a conoscenza dei rischi che esso comporta.

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